Si fa sempre più un gran parlare di NET TV, WEB TV, ecc.ecc.
con tutte le derivazioni del caso, On Demand, Streaming, P2P e quanto altro
l’evoluzione tecnologica in veloce avanzata ci consente di realizzare.
Siamo sicuramente in presenza di un fenomeno di business che
sta vivendo il suo apice dell’Hype
Cycle come ci illustra in un bel intervento Tommaso
Tessarolo sul suo Blog ma che mi porta ad una serie di riflessioni.
Mi sento dire che la Net TV mangerà la TV e che già oggi
questo fenomeno è in atto, con la televisione su Internet che “ruba” punti
percentuali agli investimenti pubblicitari sul vecchio tubo catodico e le
agenzie media che corrono ai ripari cominciando a proporre pianificazioni
alternative.
Su questo punto peraltro Massimo Scaglioni ha scritto un
articolo interessante su Corriere Economia di ieri in cui rifletteva sulla
possibilità che questi trionfali annunci di crescita degli investimenti
pubblicitari online, a scapito del vecchio media, non siano distorti proprio
dal monopolio della TV nel mercato pubblicitario tale per cui anche per piccoli scostamenti percentuali, e di
questo ad oggi si tratta, l’onda di attenzione conseguente risulta alta.
E’ innegabile che il drastico abbassamento dei costi di
produzione dei video, l’affacciarsi di tecnologie opensource e l’aumento
generalizzato della banda larga, sempre a minor costo, stiano non solo
facilitando ma soprattutto stimolando la crescita esponenziale della
produzione, del consumo e dello scambio di materiali video online, ma ciò
nonostante varrebbe la pena fermarsi su
due piccole riflessioni.
In
una recente intervista su VisionPost, Valerio Zingarelli, uno dei fautori
delle reti mobili in Italia e attualmente AD di Babelgum (la nuova webTV di
Fastweb), ha confermato il trend estremamente positivo di consumo di video
online non solo nel Mondo ma anche in
Italia.
Quello che però probabilmente manca ancora è un modello di
business o anche solo una visione chiara di cosa possiamo fare con i video
online e soprattutto con la televisione su Internet.
Quali sono i modelli pubblicitari che dovrebbero sostenere
poi la produzione e la distribuzione di materiali ad alta qualità?
Ad oggi siamo in presenza di una distribuzione dei video su
Internet che mutua la sua natura dalla televisione dei nostri salotti e quindi
si limita al broadcast di un segnale che viene consumato più o meno
passivamente dai navigatori che, probabilmente inconsciamente, si trasformano
in telespettatori digitali.
Le offerte attualmente sul mercato usano Internet quasi
esclusivamente per il trasporto del contenuto e non per sfruttare le
opportunità date dall’interazione che il protocollo Internet abilita.
La televisione “democratica”, quella che chi fa WebTV oggi
dice che mette al centro il navigatore/telespettatore, non si può limitare alla
possibilità di crearmi un mio palinsesto, questo lo posso già fare con SKY
banalmente con il mio decoder e un semplice telecomando e già ho problemi a
giostrarmi fra le decine e decine di canali.
Perché quindi, non dico mia mamma che ha 76 anni e adora “Un
posto al sole”, ma per lo meno mia sorella dovrebbe oggi prendersi la briga di
guardare su Internet un film che presumibilmente potrebbe vedere sul satellite,
sul digitale terrestre o ancora più banalmente nello stesso identico modo sulla
RAI o Mediaset o La7?
Personalmente penso sia necessario uno sforzo non solo
tecnologico ma soprattutto creativo di chi è impegnato nello sviluppo di
modelli di business basati su questa nuova tecnologia e che punti alla vera
creazione di canali multimediali i cui contenuti siano usufruibili,
smembrabili, riutilizzabili, condivisibili dal basso.
Il rischio altrimenti, e questa è la seconda e ultima
riflessione, è che non sarà Internet a cambiare il modo di vivere la
televisione ma forse la televisione che, insinuatasi nella rete come un virus,
trasformerà il nostro monitor nel nuovo focolare casalingo, riducendo così la
stessa Internet ad un surrogato del tubo catodico così tanto bistrattato.
La premessa che non ho fatto è che io non sono chiaramente
un esperto di WebTV e per questo mi rimetto a chi esperto lo è o si sente tale.
In alternativa posso sedermi in poltrona e aspettare il 2018 dove, sempre secondo la Hype
Cycle tracciata da Tessarolo, la WebTV sarà in buona parte delle nostre case.
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