Nicola De Carne -

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14/05/08

Report RAI3 e il Wi-Fi : quando l'informazione diventa terrorismo psicologico

Domenica sera è andata in onda una puntata di Report in cui è stato ritrasmesso integralmente un servizio del programma settimanale Panorama della BBC, ormai di un anno fa, dove veniva lanciato un allarme piuttosto importante e grave sull'uso dei sistemi Wi-Fi nelle città inglesi e sui danni che le radiazioni emesse dagli apparati di trasmissione causano ai cittadini e in particolar modo ai bambini nelle scuole.

Il video era online sul sito di Report fino a ieri nel primo pomeriggio ma poi è misteriosamente scomparso anche se voglio immaginare per un problema di diritti con la BBC.
Comunque grazie a Youtube il video è ancora accedibile e ne riporto la prima delle tre parti.

La seconda parte è possibile vederla qui  e la terza qui

Premetto che ho sempre considerato Report un programma di informazione abbastanza attendibile, anche se dai toni un po troppo inquisitori,  ma dopo questa puntata devo purtroppo ricredermi e non perchè, come qualcuno potrà sicuramente pensare, io lavoro nel settore delle telecomunicazioni ma semplicemente perchè la Redazione di Report ha volutamente omesso un piccolo dettaglio che da' l'idea di quanto questo servizio fosse ingannevole.

Partiamo dall'inizio.

A Marzo del 2007 BBC Panorama manda in onda il servizio che basa la sue teorie allarmistiche essenzialmente sul parere di Sir William Stewart un quotato biologo cellulare e Capo dell'agenzia per la protezione sulla Salute inglese, una sorta di ARPA italiana.
Sir William, supportato da altri eminenti scienziati, afferma che  le frequenze utilizzate dai sistemi Wi-Fi sono molto dannose arrivando fino ad affermare che l'agenzia mondiale per la salute dovrà rivedere le sue affermazioni "ingannevoli" sulla non esistenza di prove certe sulla pericolosità di queste frequenze.

Il servizio si sviluppa attraverso misurazioni di campo all'interno di scuole che usano il Wi-Fi e dichiarazioni tecniche che agli occhi di qualsiasi persona un minimo preparata non possono non apparire  quantomeno campate per aria.

A parte continue commistioni fra le tecnologie cellulari e quelle Wi-Fi, si arriva anche ad affermare che utilizzino le stesse frequenze,  i tecnici in campo effettuano misurazioni  comparando i diversi segnali  senza, volutamente, tener conto delle diverse condizioni di utilizzo percui ne viene fuori uno scenario che in pratica dice : dove ci sono i cellulari le radizioni sono minime, dove c'è il Wi-Fi le radiazioni sono decine di volte superiori.

E' chiaro che se faccio una misurazione di campo per le tecnologie cellulari, che hanno frequenze molto più basse di quelle Wi-Fi, in un momento in cui le cellule non sono utilizzate rileverò una potenza di segnale molto bassa.
Se al contrario farò una rilevazione di un segnale Wi-Fi che lavora su una frequenza molto più alta mentre sarò all'interno di una stanza con tutti i PC accessi e magari una decina di download in corso, troverò una potenza di segnale decisamente più elevata anche se  all'interno dei parametri massimi definiti dalle normative.

Ma lo scenario drammatico disegnato dai giornalisti della BBC non si ferma alla scuola dei bambini, prosegue anche oltre confine fino a Stoccolma dove si va a casa di una ragazza che si sta facendo dipingere i muri della propria stanza con una speciale vernice nera per bloccare le radiazioni.

In realtà non è poi dato bene sapere da quali tipi di radiazioni questa ragazza debba proteggersi.

Si arriva addirittura a parlare di livelli di invalidità civile per esposizione al Wi-Fi.

In tutto questo rumore apocalittico cerca di fare un minimo di chiarezza o per lo meno di far sentire un'opinione diversa il Prof. Repacholi che però viene inserito all'interno di un panino mediatico che avrebbe fatto invidia anche al buon Mimun.
Inoltre in più occasioni l'integrità del Prof. Repacholi viene "velatamente" messa in discussione tirando in ballo suoi passati interessi e consulenze ad aziende del settore.

Nei giorni subito successivi alla puntata in Inghilterra si è scatenata una feroce polemica non solo nel mondo delle telecomunicazioni ma soprattutto nel mondo scientifico che si è in generale schierato non tanto contro l'allarme lanciato dal programma ma quanto contro il modo non certo definibile trasparente ed equo con cui il problema è stato trattato.

La BBC ha aperto un'inchiesta interna mirata a chiarire se ci fossero state delle forzature e il risultato è stato un comunicato della ECU (Editorial Complaints Unit) a fine novembre 2007 in cui, seppur sostanzialmente ribadendo l'esistenza di un potenziale problema di salute pubblica,  si ammettevano parziali forzature  a favore della sola tesi basata sulle opinioni di Sir William Stewart.

E qui sta a mio parere la grave mancanza e il risvolto anche professionalmente triste dell'atteggiamento della redazione di Report la quale non ha fatto alcun riferimento alla rettifica della  stessa BBC che, successivamente ad un'indagine interna, ha definito il proprio servizio non bilanciato e non completamente veritiero sui fatti.
Dichiarazione peraltro riportata da autorevoli testate giornalistiche come il The Guardian e quindi facilmente reperibile attraverso Google.

Questo modo di fare giornalismo sfortunatamente non dovrebbe essere di testate che hanno costruito la loro storia sulla credibilità e l'equidistanza, questo giornalismo non è comunicazione ma vero e proprio terrorismo psicologico gratuito.

Inoltre non mi è chiaro perchè in tutto il servizio Report non abbia fatto alcun accenno alla tecnologia Wi-Max del tutto assimilabile al Wi-Fi ma con potenze in gioco decisamente più elevate ( e con questo ancora non significa che sia per forza letale per la popolazione ).

Questo modo di informare mi fa venire in mente un sito scientifico che tratta del Monossido di Idrogeno ( questa la versione italiana ) in cui si afferma   che questa sostanza sia ad esempio la principale causa delle pioggie acide, che mieta migliaia di vittime ogni anno per la sua inalazione e che sia stata sempre utilizzata dai peggiori killer protagonisti delle stragi nelle scuole.

Il Monossido di Idrogeno altro non è che l'acqua ma certo descritta così fa molta più paura.

Chissa se i signori di Report riteranno anche loro di dover fare una rettifica la prossima settimana dando magari voce anche a chi ha un parere scientifico contrario basato su dati altrettanto validi di quelli usati per lanciare l'allarme Wi-Fi.


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05/05/08

Bottom up....ma anche no....

Ieri sera ho letto e ascoltato con interesse un post di Robin Good, uno dei blogger di riferimento per la rete italiana, riguardo la prossima venuta di Al Gore a Roma e le politiche di coinvolgimento dei blogger italiani nell'evento.

In pratica sembra che dopo un entusiastico invito ai blogger e soprattutto agli influencers italiani a partecipare piu o meno numerosi all'evento che si prometteva Bottom Up e aperto alle domande live e soprattutto libere,  ci sia stato un dietro front degli organizzatori.

Cito un passaggio della mail di invito di Marco Montegnano riportata dallo stesso Robin Good :
"Per allargare però la partecipazione e evitare elite e
autoreferenzialità, in aggiunta si darebbe a ogni blogger una ventina di
inviti per i propri lettori (così che la domanda *live* a Gore, magari la
fa il blogger ma questa può essere la summa di quanto ognuno di noi sul
blog riceverà come commenti).

...

Non so come la vedi ma pensavo che potesse essere una buona idea che Al
Gore anzichè venire a fare solo la solita conferenza stampa incontrasse
i blogger italiani...

...E' la prima volta a memoria, che si fa una cosa del genere - senza un
intento troppo marchettaro, non essendoci di fatto un prodotto da
vendere ma con la voglia di aprire ai blogger... "

Pare che qualche giorno dopo però sia arrivata una mail in cui si annunciava che, per problemi di gestione degli interventi e di minor tempo a disposizione rispetto il previsto, l'organizzazione era passata alla richiesta di pre-sottomettere le domande che sarebbero state poi votate da una non bene precisata giuria  e solo le più votate sarebbe state sottoposte al nuovo guru dell'ecosostenibilità e paladino del futuro della Terra.

Robin Good esprime quindi la sua perplessità e anche un amarezza su questa gestione non completamente coerente e forse poco bottom up, ma nonostante tutto si ripromette di esserci anche se con un provocatorio e simpatico "Al Gore ti aspetto fuori".

Personalmente non ci trovo nulla di strano e di così nuovo in questo atteggiamento che rispecchia quella che forse è la realtà del fantomatico mondo 2.0 e forse conferma un po i dubbi espressi da Kevin Kelly, protagonista da sempre della rete e autore di Out of Control, che in un recente e provocatorio articolo si chiedeva se il modello bottom up fosse reale o se in realtà anche la blogosfera necessiti di un controllo mediato Top Down, esattamente come, secondo me, è successo in questo evento tanto amplificato dalla blogosfera e che probabilmente senza la stessa non avrebbe avuto tanta risonanza nel pubblico ( o target ) di riferimento di Al Gore e della sua casa editrice.


PS: grazie ad Elena per l'ispirazione sul titolo :)



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02/05/08

A proposito di reti Wi-Fi cittadine

Il dibattito reti wifi cittadine si reti wifi cittadine no ritorna puntualmente e quasi sempre logicamente in concomitanza con l'affacciarsi più o meno prepotente sul mercato di nuove tecnologie di trasmissione che puntualmente promettono di essere la soluzione all'ormai esistenziale problema dell'essere connessi anytime, everywhere.

Un'interessante discussione è stata generata da alcune riflessioni fatte dal Prof. Fuggetta sulla sostenibilità delle reti wifi cittadine in cui il Docente del Politecnico di Milano e CEO di Cefriel, sollevava legittimi dubbi sul fatto che questa tecnologia fosse  quella giusta e se ormai non valga la pena pensare ad altre soluzioni maggiormente performanti e di più semplice implementazione.

Mi permetto di intervenire, anche se molto in ritardo, sul tema, ripreso anche da Sergio Maistrello e, in modo anche simpatico e dai contenuti per me condivisibili, da Punto Informatico, per dare il mio punto di vista sia tecnologico che sociologico.

Partendo dal presupposto che siamo in presenza di un fenomeno sfortunatamente non decrescente che si chiama Digital Divide che sempre più deve essere considerato un divario sociale ancora prima che digitale, penso  sia importante non fossilizzarsi sul tipo di tecnologia che è possibile utilizzare ma sul fine che dobbiamo raggiungere e cioè consentire a più persone possibile di avere accesso alla rete in banda larga.

Quindi non si tratta di capire se è meglio utilizzare il 3G o il 4G o il Wi-Max o il Wi-Fi e chi più ne ha più ne metta, ma piuttosto di capire quando queste tecnologie possono essere usate al meglio e soprattutto come possono essere integrate fra di loro in un ecosistema di trasmissione digitale che sia in grado di creare reti.

Ma attenzione perchè spesso si confonde il significato di reti, scambiando la creazione di una rete appunto con la creazione di un sistema di accessi.

Può sembrare un tecnicismo da Ingegneri ma non lo è.

La maggior parte delle reti Wi-Fi, non solo cittadine, sono in realtà dei sistemi di accesso uno a molti regolati da apparati che, per comodità commerciale dei grandi vendor di infrastrutture di rete, regolano gli accessi dei singoli apparati che in realtà non sono in grado di comunicare fra loro e si contendono le risorse presenti sulla rete.

Una rete cittadina non può essere considerata in questo senso ma deve veramente essere concepita alla stessa stregua di un sistema di viabilità o di una rete di trasporti pubblici in grado di essere condivisa non solo dai cittadini ma anche e soprattutto dalle aziende pubbliche che operano sul territorio e che possono così fungere da gestori, finanziatori e utilizzatori della stessa.

Pensiamo solo alle reti di trasporto pubbliche, tram, autobus, le cui infrastrutture sono composte da pali, pensiline, cavi elettrici, in pratica appunto una rete già bella che creata e in grado quindi di ospitare a sua volta una rete di trasmissione.

Tutto questo con la tecnologia 3G non può, ad oggi, essere realizzato, perchè la rete 3G è un sistema di accessi basata su tecnologia cellulare e quindi per sua natura non può essere una rete.

Un'altra considerazione che dovrebbe portare a non immaginare una rete cittadina composta da accessi 3G ( o meglio solo da accessi 3G ) è il fatto che il fenomeno delle reti Wireless finanziate dai comuni è stato un passaggio obbligatorio per gli amministratori locali che si vedono rifiutata la copertura da parte dei grandi operatori nazionali perchè trattasi di località a bassa densità di popolazione e quindi non profittevole.

Peccato che magari queste stesse zone abbiano poi una densità produttiva che senza una connessione a banda larga sarà destinata a diminuire sempre più perchè le aziende presenti saranno costrette a trasferirsi per non essere tagliate fuori dalle comunicazioni digitali.

Quindi mi chiedo..... è pensabile ipotizzare reti wireless basate su sistemi cellulari che quindi sono gestiti dai grandi operatori telefonici che certo non si sono dimostrati così sensibili nei confronti delle esigenze dei cittadini?

Se prendiamo in esame l'aspetto tecnologico inoltre ci troviamo davanti ad uno scenario tutt'altro che allegro visto che non solo ad oggi affermare che siamo in presenza di trasmissioni a 7,2 Mbps su HSDPA o HSUPA voglia dire essere eccessivamente ottimisti ma con il tempo forse potrebbe andare anche peggio visto che le cellule hanno una loro capacità di trasmissione che con l'aumentare della diffussione delle famose chiavette sarà messa a dura prova.

Senza contare che la rete cellulare da' prioprità e precendenza al traffico voce rispetto quello dati.

Provate a connettervi con una chiavetta HSDPA durante le ore di punta delle attività lavorative e provate a collegarvi nello stesso punto la sera....vedrete la differenza.

Per ultimo le reti di telefonia cellulare non sono uguali in tutto il mondo al contrario invece del Wi-Fi che, a parte qualche piccola differenza nella gestione dei canali, vi consente di collegarvi a Malpensa con il vostro PC e quando siete arrivati ad Hong Kong con lo stesso PC potete ricollegarvi alla prima rete Wi-Fi che trovate ( roaming permettendo ).

Quindi per chiudere mi permetto di dire che non si tratta di reti Wi-Fi che non funzionano e che falliscono come, in concomitanza dell'uscita di nuove tecnologie, molti giornali e televisioni si affrettano a ricordarci, oppure di reti cellulari o del Wi-Max o delle Digital Powerline ma di cambiare completamente l'approccio tecnologico prima e sociale dopo verso la creazione di vere reti di comunicazione condivise e soprattutto collaborative fra chi le crea e chi le utilizza come appunto il progetto Il Sans Fil segnalato da Sergio Maistrello.

Tipologia di progetto  che nel nostro piccolo ritroviamo anche nella zona dell'Alta Langa dove grazie ad un finanziamento condiviso dalla Comunità Montana, dai singoli comuni e dalla Protezione Civile che hanno assegnato la  creazione e la gestione della rete ad un operatore locale ( BBELL ), è stata realizzata un'infrastruttura di rete che adesso aumenta con l'aumentare dei cittadini e delle aziende collegate.

Allego anche un documento che, un bel po di mesi fa ormai, io e i miei colleghi abbiamo realizzato e proposto all'AGCOM come bozza per la creazione di una nuova politica sul divario digitale che proponeva peraltro la liberalizzazione delle frequenze basse ( 800Mhz e 900Mhz ) che rappresenterebbero la vera soluzione per la creazione di reti di comunicazione pervasive sul territorio ma che proprio quegli operatori detentori dei servizi 3G ostacolano con tutta il loro peso politico.

Nel frattempo i risultati dell'asta dei 700 Mhz negli Stati Uniti promettono di cambiare il paradigma di accesso alla banda larga grazie anche all'impegno, non certo disinteressato, di Google.

Molti paesi stanno prendendo ad esempio questo approccio open spectrum ( almeno parziale ) come  in Europa la Gran Bretagna.

In Italia la gara Wi-Max ha dato i frutti che non poteva far altro che dare..........

Download risposta_consultazione_pubblica_agcom_343_07_CONS.pdf

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30/04/08

I suoi primi 15 anni

Tim Berners Lee, il papà del WWW, rilascia un'intervista su BBC Technology News e parla della nascita, della crescita e soprattutto del futuro del World Wide Web a 15 anni dal rilascio del codice pubblico e gratuito da parte del CERN.

Si sono solo 15 anni che il Browser, la finestra aperta sul mondo, ha fatto capolino in un PC, da quel non così lontano 1993.

Oggi il mondo della rete conta circa 165 milioni di siti vari secondo la Società di ricerca Netcraft ma siamo solo all'inizio e sarebbe bene ricordarsene ogni volta che le esigenze dei mercati finanziari decretano la nascita e la morte e poi di nuovo la rinascita della creatura di Sir Lee e compagni.

Consiglio sempre la lettura del bellissimo libro di Berners Lee "L'architettura della nuova rete" in cui il ricercatore ripercorre le tappe di una faticosa e interminabile corsa agli ostacoli fra la diffidenza e l'indifferenza di buona parte dei decisori.
Fra le righe potrete rivivere tutti gli stati d'animo tipici di chi è condannato a essere un pioniere.

Immagine di L' architettura del nuovo Web       

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27/04/08

the free culture must survive

Leggendo questo articolo apparso su ARS Technology ho avuto tre reazioni consecutive :

La prima è stata un sorriso ironico

La seconda una risata

La terza un sollievo derivante dal fatto che non solo in Italia abbiamo testate giornalistiche come Libero e Il Foglio.

Il sorriso ironico era verso l'arteffata interpretazione della testata ultra conservatrice e filo repubblicana RedState che accusava Barack Obama di essere un anti cristiano solo per il fatto di aver appoggiato la candidatura al senato del padre della Free Culture, Lawrence Lessig.
Tutto quanto nasce da un video che riporta una lezione di Lessig alla Stanford University sull'importanza del mix e sull'impatto delle tecnologie su questa nuova forma espressiva, portando ad esempio un video virale prodotto da Javier Prato ( un viral video producer di indubbia creatività ) per il lancio di un musical sulla vita di Gesù.

 

Jesus Christ: The Musical

Premettendo che ritengo questo video decisamente ironico e personalmente non offensivo della morale cristiana, rispondo subito a quanti potranno indignarsi che sono nel pieno diritto di farlo esattamente come Javier Prato era nel pieno diritto di crearlo e le persone come me sono nel pieno diritto di sorridere e passarci sopra.

Questo perchè siamo in uno stato libero, spero il piu a lungo possibile, e questo fa la differenza fra noi e un popolo che sfortunatamente deve convivere ogni giorno con la violenza di chi non vuole che si esprimano opinioni differenti dalla sua interpretazione della religione o del credo politico che sia.

Il video comunque è diventato famoso per la guerra legale che si è scatenata fra lo stesso Javier  e la Universal Music che non ha tanto dimostrato preoccupazione per la morale del video quanto per il fatto che la colonna sonora utilizzata è il brano di Gloria Gaynor "I Will Survive"  di cui la Universal è detentrice e per cui non si è vista riconoscere nulla.

Questo era il tema della lezione di Lessig.

Ma la notizia è stata usata dalla testata RedState per attaccare il candidato democratico Barack Obama incolpandolo di essere un denigratore di Gesù, pronto ad appoggiare addirittura teorie blasfeme sulla sessualità dell'uomo di Nazareth.

Non ho particolare feeling con Barack Obama come peraltro non ne ho con la  Clinton ma ritengo che questi tipi di attacchi siano oltre che pretestuosi anche un po tristi e vuoti di contenuti.
Temo purtroppo che l'attacco non sia solo nei confronti di Obama ma anche verso lo stesso Lessig che rappresenta sempre più un punto di riferimento per quanti vogliono provare a costruire un eco sistema di comunicazione  sostenibile partendo dalla costruzione della stessa rete che sia open network, open spectrum, e open content.

I giornali e le televisioni ad esempio parlano del web citando i rapporti dei grandi centri di ricerca e ci rassicurano sulla libertà di espressione affermando che il popolo di Internet è in continua crescita grazie anche all'ingresso nella rete di popoli fino ad oggi emarginati come quello cinese ma omettendo di specificare che i navigatori del sol levante in realtà vivono in un'immensa e distorta Intranet il cui Admin si chiama "governo".

Costruire e vigilare su reti di comunicazione aperte e interscambiali è la condizione inderogabile per lo sviluppo di una conoscenza collettiva del mondo che ci circonda e quindi un requisito fondamentale per vivere in una società libera perchè consapevole.

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26/04/08

Il Web 2.Qualcosa

Si è chiuso oggi il Web2.0 Expo di San Francisco organizzato da O'Reilly che con il termine 2.0 ha sicuramente inaugurato un'epoca che sta se non cambiando perlomeno significativamente caratterizzando questo decennio digitale.

Fra i mille appuntamenti, meet up, wiki moment, twitter contest, e i mille termini che tanto piacciono e soprattutto fanno guadagnare soldini e status sociale a questa fantastica nuova Borghesia 2.0, due notizie hanno in particolare attirato la mia attenzione e in qualche modo confermato quanto penso ormai da un po e cioè che il futuro delle tecnologie di relazione passerà obbligatoriamente attraverso tre elementi : la convergenza di tutte le nostre identità digitali attraverso i social graph, l'espansione degli open social e il cloud computing visto anche come software as a service.

Non per niente Microsoft e Yahoo! hanno annunciato a un giorno uno dall'altro due servizi che vanno in questa direzione.

La prima ha lanciato il Microsoft Live Mesh che potrebbe sembrare una più o meno semplice piattaforma di sincronizzazione fra diversi device ma in realtà potrebbe riservare piacevoli sorprese per quello che riguarda la creazione di grafi sociali. Il nodo anche in questo caso, come quasi sempre quando si parla di Microsoft,  starà nella volonta di lasciare sufficiente aperto il sistema, ma sembra che l'Azienda di Redmond si stia concretamente impegnando in questo senso.

Yahoo! invece ha ufficializzato lo Y!OS ( Yahoo! Open Strategy )  che consentirà agli sviluppatori di utilizzare degli Open API per sfruttare i 500 milioni di utenti unici che ogni mese affollano le pagine del portale e utilizzano i suoi servizi.

Illuminante la dichiarazione riportata nel post che annuncia il lancio della nuova piattaforma :

"There’s a massive, latent social network within Yahoo!, and we’re going to bring it to the surface. We’re making Yahoo! more social, but we’re not building yet another social network. We already have an incredible social network… we just need to unlock it."

Il primo interessante servizio presentato da Yahoo! si chiama Search Monkey che si ripromette di trasformare il motore di ricerca in un potente strumento in grado di darci non solo l'indirizzo ad esempio di un medico, ma anche il rating che questo ha avuto dai pazienti che sono collegati al network Y!OS nonchè la sua disponibilità di agenda magari sincronizzata con il vostro Yahoo! Calendar...... in pratica il sogno espresso nel famoso articolo su Scientific American del 2001 di Tim Berners Lee quando profetizzava il web semantico.

Di seguito il video dello speech al Web2.0 Expo di Ari Balogh, CTO di Yahoo!, riportato sul blog di Yahoo! ( se riuscite a resistere alla sua camicia guardatelo fino in fondo perchè interessante ).

Se questa strategia di apertura dei Social API verrà seguita dagli altri grandi portali potremo veramente assistere ad una rivoluzione del modo di vivere la rete, dove ognuno a prescindere dai social newtork di cui potrà o meno fare parte avrà la possibilità di interagire con i migliori servizi messi a disposizione in rete, compresi i Software as a Service, mantenendo un'unica identità digitale che racchiuda tutte le sue esperienze e che sia in grado di sincronizzarsi con i propri strumenti desktop.

Qualcuno sicuramente si starà chiedendo quali potranno essere i problemi per la privacy e i rischi derivati dalla concentrazione di tanti dati tutti insieme, ma questa è un'ardua domanda a cui dare una risposta e obiettivamente almeno per adesso non me ne preoccupo.

Penso invece al fatto che senza una strategia comune basata su standard aperti e quindi sull'interconnessione delle grandi realtà che racchiudono il 90% del popolo della rete il rischio concreto è quello dell'implosione delle mille frammentazioni che oggi viviamo e che per adesso stanno in piedi solo sull'onda dell'entusiasmo e della positività dei mercati che stanno ancora una volta drogando la percezione dell'utilità e della sostenibilità di modelli tanto inutili quanto fragili.

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22/04/08

Scienza 2.qualcosa

Scientific American ha pubblicato un interessante articolo sull’impatto degli strumenti di collaboration online sulla ricerca scientifica e quanto questi stiano, seppur lentamente, cambiando il paradigma di accesso agli studi e soprattutto di collaborazione fra gli istituti di ricerca.

A dispetto di quanto si possa generalmente pensare gli Istituti di ricerca sono spesso fra di loro  estremamente competitivi e celano i loro segreti e i loro brevetti gelosamente nei caveau dei loro laboratori di ricerca.

Negli ultimi anni però molti centri si sono aperti alle tecnologie collaborative con risultati a volte eccezionali.

Il Massachusetts Institute of Technology ad esempio nel 2005, grazie ad un'iniziativa di un gruppo di studenti, ha creato OpenWetWare, una piattaforma di condivisione e collaborazione online nata inizialmente per rendere più semplici gli aggiornamenti e poi, grazie ad un uso intelligente di un semplice Wi-Ki, diventata una best practice per l'intero mondo scientifico che si affaccia al web 2.qualcosa.

In effetti strumenti come i WI-Ki, i Blog e alcune forme di social networking sono l'ideale per la condivisione scientifica e la creazione di team "allargati" che possono lavorare in ogni parte del mondo.

Significativa in questo senso la dichiarazione di Jean-Claude Bradley, un chimico della Drexel University, che dice  "we suddenly found people discovering us on Google and wanting to work together. The National Cancer Institute contacted me, wanting to test our compounds as antitumor agents. Rajarshi Guha at Indiana University offered to help us do calculations about docking—figuring out which molecules will be reactive. Now we’re not just one lab doing research but a network of labs collaborating."

Grazie al web 2. qualcosa quindi i laboratori possono abbattere le loro pareti e creare veri e propri network di ricerca in grado di lavorare in pratica 24 ore al giorno o destinare ricerche di nicchia a specializzati in ogni parte del mondo.

La strada è solo all'inizio e lo scetticismo è ancora fortemente radicato fra i ricercatori ma come dichiara Christopher Surridge, Managing Director della rivista online Plosone : "Web 2.0 fits so perfectly with the way science works. It’s not whether the transition will happen but how fast"

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21/04/08

il Wi-Fi nell'era bizantina

Pare proprio ci sia qualcuno messo peggio di noi con i decreti pro digital divide.

Secondo il sito Fontanka.ru ( inutile cercare di leggerlo perchè è in cirillico ) il governo russo intenderebbe introdurre l'obbligo di registrare ogni apparato in grado di connettersi o di trasmettere un segnale Wi-Fi.

Si tratterebbe di un enorme passo indietro visto che attualmente in Russia è possibile collegarsi a reti pubbliche aperte in modo libero nella maggior parte del territorio.

Grazie a questa decisione ogni possessore di computer portatile, pda o altro oggetto wifi based dovrà registrarne la proprietà entro 10 giorni e successivamente all'accettazione della registrazione da parte dell'ufficio competente solo il proprietario potrà utilizzare la connettività.

La vita non sarà più semplice anche per chi vorrà creare una rete wireless domestica che si ritroverà a dover compilare qualche chilo di documenti per chiedere l'autorizzazione.

Il sito The Other Russia riporta l'articolo in inglese.

Speriamo solo che si limitino a comprarsi un pezzo di Alitalia senza ispirare i nostri governanti verso chicche di questo genere.

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07/04/08

L'opportunità partirà dal 2015

Expo1906 La scorsa settimana è stato un continuo di articoli, speciali e feste per l'importantissima assegnazione dell'Expo 2015 a Milano.
Le parole più ricorrenti sono state "occasione" e "opportunità" e di fatto proprio di opportunità, irripetibile forse, si tratta per una città che amo profondamente e a cui devo quel poco che ho potuto costruire.
Ma l'opportunità deve partire dal 2015 e non da questa settimana che, finite le feste a cui tutti i politici di ogni schieramento si sono affrettati ad affacciarsi, dovrebbe segnare l'inizio dei lavori.
Premettendo i complimenti al Sindaco di Milano, che certo non è esattamente in linea con le mie idee, e al suo staff per il lavoro svolto e soprattutto per il risultato ottenuto e strappato via con i denti visti anche i non troppi voti di scarto da Smirne, è veramente fondamentale che ora si vigili su come verranno spesi tutti questi soldi, tanti, che arriveranno per l'Expo per evitare che prevalga la tentazione di speculazioni edilizie e arrichimenti veloci sicuramente sempre molto forte in avvenimenti importanti come questi ( giusto ieri abbiamo vissuto a Milano l'abbattimento di un monumento allo spreco risalente a Italia 90 ).

In questi giorni si susseguono le polemiche, le dichiarazioni e le smentite sulle colate di cemento, sui grattacieli e le torri più o meno simbolo della manifestazione facendo anche molta confusione su quali sono le opere legate all'Expo e quali quelle già previste e in fase di realizzazione come il megacentro residenziale nell'area ex Fiera di Milano, ma la verità è che per adesso mi sembra di vedere tanti progetti fini all'evento in se e non progettati in una visione a lungo termine che veda la rinascita di Milano così come fu nel 1906 quandol'Expo ci lasciò in eredità il traforo del Sempione e un'enorme superfice verde che ancora oggi è il Parco Sempione e non una torre di 200 metri.

Come ha scritto De Rita nell'editoriale sul Corriere del 1° aprile non è l'evento in se che conta o il richiamo dei visitatori ma l'avvio di una lenta evoluzione del territorio e quindi non solo di Milano ma di una rete periferica che ha da sempre fortemente contribuito a fare di questa città una delle principali capitali economiche europee.

Ma soprattutto questa è l'occasione per Milano per non essere solo la capitale della moda, del design e un po' dell'effimero ma anche e soprattutto la capitale della ricerca, della tecnologia applicata in modo sapiente per la qualità della vita e per il rispetto dell'ambiente, del saper vivere una quotidianità che deve necessariamente riportare al rilancio sociale e culturale non solo della città della madonnina ma dell'intero paese.

Mi rendo conto essere un po' utopistico come obiettivo ma è l'unico modo a mio parere per non perdersi nei clientelismi, nelle spartizioni delle ricchezze sempre fra i soliti, nello sperpero del denaro per l'arrichimento della solita piccola cerchia che ritroviamo più nelle cronache mondane, se non giudiziarie,  che non nelle notizie economiche e finanziarie non dico internazionali ma almeno del nostro paese.

La riapertura della via dell'acqua è una grande iniziativa che a molti potrebbe sembrare un vezzo stilistico ma che io tendo invece ad interpretare come la volontà di costruire un futuro senza necessariamente sotterrare il passato, perchè la storia non sempre diventa le fondamenta del futuro, spesso ne è lo specchio e quella di Milano è stata una storia gloriosa.

E  onestamente non serve fare un'area di realtà virtuale per rivivere la storia di Milano ( non oso pensare quanti soldi butteranno via per questa Disneyland meneghina ) basta poter passare ogni giorno di fianco a quella vera per sentirne ancora l'energia.

Quell'energia che, come ha meravigliosamente scritto Sergio Romano sul Corriere del 31 marzo,  nel primo dopoguerra  servì ad una Milano che seppe ricostruire se stessa e guidare la ricostruzione del paese a passo di carica.

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26/03/08

Il Wi-Max chi?

Continuano i problemi per il Wi-Max e dopo un anno passato a colpi di hype cominciano ad emergere quelle che potrebbero essere le pecche di una tecnologia probabilmente sopravalutata e soprattutto sovrastimata con licenze vendute a suon di milioni di euro e di dollari.

In altri post ho riportato i nomi degli operatori nazionali ed internazionali che nel corso dell'ultimo anno si sono ritirati dal business del Wi-Max e primo fra tutti AT&T.

Notizia di ieri riportata da Punto Informatico della retromarcia di Gart Freeman, CEO di Buzz Brodband che in una recente manifestazione ha dichiarato che il Wi-Max, al contrario di quanto dichiarato dagli sponsor della tecnologia, in assenza di visibilità ottica ha performance anche al di sotto delle ormai "normali" frequenze a 2.4 Ghz a cui siamo abituati ( Wi-Fi ).

Non si è fatta attendere la risposta del fornitore di tecnologia di Buzz Broadband, Airspan,  sempre riportata da Punto Informatico, che accusa Freeman di aver sbagliato in realtà il progetto oggetto delle disastrose considerazioni.

Ho letto la replica e onestamente mi sembra non abbia grandi fondamenta.

Il problema è che secondo me continuiamo a girare intorno alle soluzioni semplici ed evidenti facendo finta di non vederle probabilmente per giustificare economicamente e forse soprattutto politicamente costosissime licenze e promesse non raggiungibili.

Guardiamo un po più in basso appunto verso quelle frequenze che potrebbero veramente darci una mano per la lotta al digital divide che io sempre più chiamo cultural divide.

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La terza via del Municipal Wireless

E' molto molto tempo ormai che io e i miei compagni di avventura al Politecnico di Torino andiamo in giro professando la necessità di rivedere il modello di business delle reti wireless municipali.

Cerchiamo di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche locali sulla necessità di concepire ecosistemi di comunicazione a banda larga senza fili costruiti attraverso le reti "naturali" già esistenti sul territorio come ad esempio i trasporti pubblici, gli uffici pubblici, i provider di utilities come acqua ed elettricità, lo smaltimento rifiuti, ecc.

Infatti fino ad ora se ci pensiamo bene  la connettività senza limiti di tempo a livello pratico è riferibile solo alle strutture e non agli utenti: le tariffe flat consentono di non staccare mai il proprio collegamento domestico o la connessione dell’ufficio, ma questo non riguarda in maniera immediata i fruitori della rete. Chiunque può collegarsi attraverso la propria connettività domestica, l’accesso a Internet sul posto di lavoro, a scuola / all’Università, presso le strutture ricettive o gli spazi pubblici dotati di aree wi-fi, ecc. ma ogni volta questo avviene come se si fosse in presenza di soggetti diversi.

Siamo quindi in presenza di una frammentazione della connettività wireless che ne annulla di fatto la sua principale caratteristica e cioè la pervasività.La connettività non legata alla persona ma al luogo fisico perchè appunto in presenza di progetti non organici sul territorio e specialmente quello comunale dove invece esistono una pluralità di reti “pubbliche” e “private”, le quali, nella migliore delle ipotesi, si ignorano o, peggio, si disturbano vicendevolmente contendendosi le risorse.

Un modello nel quale queste reti riuscissero invece a cooperare tra loro si tradurrebbe in un considerevole risparmio di risorse a livello di sistema e in una facilitazione all’accesso per tutti gli utenti (cittadini, aziende e P.A.).
Investimenti frazionati comportano un utilizzo non ottimale delle risorse; ogni rete deve essere autonoma e autosufficiente: perché ciò si realizzi c’è il rischio concreto che le singole reti siano in competizione per le stesse risorse entrando in conflitto con un conseguente decadimento delle prestazioni.

Tutto questo non richiede un salto tecnologico ma bensì culturale.

E questo salto in avanti pare che sia in atto in una contea della Florida, Broward County, dove il municipio, le scuole, gli ospedali, l'ufficio dello sceriffo e altri enti pubblici hanno creato un consorzio delineando le caratteristiche di una rete wireless "globale" che preveda l'utilizzo anche di diverse tecnologie di trasmissione e connessione e che sia in grado di creare quel famoso ecosistema di trasmissione sfruttando le risorse già in essere presso l'amministrazione pubblica per fornire servizi di connessione a banda larga gratuiti ai cittadini e a pagamento per le imprese e i servizi specializzati.

Chissa che prima o poi anche i nostri governanti capiscano come prendere la "terza via" per l'ottimizzazione delle risorse e la costruzione di servizi a valore aggiunto per i propri cittadini e per il tessuto produttivo del paese.

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24/03/08

Google ancora all'FCC : the future is now!

E' così che si conclude la nuova lettera che Google ha inviato il 21 marzo all'FCC aprendo un nuovo importante capitolo verso la liberalizzazione degli spettri di frequenza utili per la costruzione di un vero ecosistema di trasmissione a banda larga e soprattutto a basso costo per la lotta al digital divide.

Dopo essere usciti dall'asta per l'assegnazione dei 700 Mhz come probabilmente i veri vincitori, non hanno sborsato alla fine un Dollaro e hanno ottenuto comunque di poter utilizzare una parte delle frequenze che gli incumbent vincitori saranno costretti a tenere aperti, Google lancia una nuova sfida e chiede di liberalizzare una parte del TV White Space che trasmette la televisione analogica americana che smetterà di funzionare nel 2009.

Secondo il gigante di Mountain View si potrebbe utilizzare il White Space o parte di questo per la realizzazione a basso costo di un sistema di trasmissione a banda larga e per questo si rende subito disponibile a mettere a disposizione la tecnologia necessaria " at no cost for the third part".

La strada anche in questo caso è lunga ma ormai la roadmap che Google ha disegnato per la costruzione di un openspectrum ha degli obiettivi molto chiari e che forse sarà difficile fermare.

Per la cronaca anche in Italia esisterebbe questa grande opportunità e insieme a persone molto capaci di questo paese lo abbiamo più volte fatto notare.....ma la speranza è sempre l'ultima a morire.

Via

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19/03/08

Quando la rete è libera

Pop_0812_85tecyou Sono un fervido sostenitore della necessità, per consentire una lotta vera al digital divide non solo fra le aree geografiche ma anche fra gli abitanti di una stessa via, di prevedere modelli di connessione alle reti wi-fi gratuiti per la popolazione e finalizzati a servizi specifici.

La possibilità di connettersi gratuitamente a reti wireless in aree pubbliche è una condizione indispensabile per consentire un utilizzo "massificato" di questa tecnologia in particolar modo all'interno di aree urbane dove altrimenti il solo pagamento di una fee aggiuntiva ai normali costi telefonici domestici ne scoraggeranno l'uso.

Ma senza una finalità precisa di queste reti difficilmente potremo vedere persone che si collegano, se non sporadicamente, da Piazza del Duomo a Milano o da Piazza del Plebiscito a Napoli.

Per questo motivo a mio parere si rende indispensabile lo sviluppo di reti wireless metropolitane che non si limitino alla semplice connessione ( come se fossimo in presenza di migliaia di cavi appesi dai pali della luce ) ma che prevedano servizi utili al cittadino residenziale come al visitatore di passaggio.

A questo proposito avevo scritto un post qualche tempo fa

Ma qualcosa si sta muovendo e ultimamente, ad esempio, sono state lanciate due iniziative molto interessanti, la prima dalla National Express East Coast in Inghilterra e la seconda dalla Società di trasporti pubblici di Stoccolma.

Nel primo caso la National Express East Coast ha abbattutto il costo di connessione azzerando la fee di 4,95 sterline/ora solitamente richieste ai viaggiatori sulle proprie tratte per un collegamento broadband.

Il risultato è stata la triplicazione degli utilizzatori del servizio e presumibilmente un aumento dei clienti della compagnia. Indubbiamente la possibilità di ricevere connettività wireless a banda larga sui treni è il tema sempre più in grado di spostare l'ago della bilancia a favore del trasporto sui binari rispetto i voli aerei per le tratte a medio raggio.

A Stoccolma invece la compagnia di trasporti ha inaugurato un servizio che consente di avere connettività gratuita durante i viaggi extraurbani ricevendo anche informazioni sul viaggio, news, ecc.

In questo caso il servizio è fornito con un mix di tecnologia Wi-Max e Wi-Fi a riprova del fatto che non esistono tecnologie wireless concorrenti ma solo l'opportunità di creare ecosistemi di connessione che utilizzino le tecnologie disponibili ( Wi-Fi, Wi-Max, 3g, 4g, ecc.).

Non possiamo dimenticarci che esiste un tema legato alla sicurezza di queste connessioni che puntualmente viene tirato fuori in modo più o meno allarmistico e spesso, a mio parere, si tratta di azioni di terrorismo psicologico fatto da chi ha interesse che si blindino le porte anche dove basterebbe un semplice lucchetto.
Il problema sicuramente esiste ma come sempre è necessario valutarne gli ambiti di utilizzo e i veri livelli di rischio.

Business Week a questo proposito ha pubblicato un articolo interessante che lancia un giusto avvertimento sulle tematiche di sicurezza ma indicando allo stesso tempo alcune piccole precauzioni che chiaramente è sempre meglio adottare per evitare spiacevoli sorprese, dopo tutto non penso che qualcuno di noi urli il proprio codice segreto mentre sta facendo un prelievo al bancomat, bene le stesse semplici precauzioni valgono per una sana connessione ad un hot spot pubblico.
E' significativo che un Guru della sicurezza come Bruce Shneier abbia scritto questo interessantissimo post dove, dichiarando di avere una rete wireless domestica completamente aperta, si diceva stupito  della reazione quasi scandalizzata di colleghi e amici per la presunta leggerezza informatica.

Sempre più spesso mi capita di parlare con responsabili IT che hanno crisi convulsive parlando del Wi-Fi per la propria azienda e poi lasciano che i dipendenti mandino in giro mail con contenuti sensibili in chiaro...........

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26/02/08

Un vespaio sulla rete ( scusate ma non ce l'ho fatta a non scrivere questo titolo )

La settimana scorsa in una puntata di Porta a Porta, in cui “stranamente” si parlava di stragi di famiglia e delitti efferati, Bruno Vespa ha innescato e poi splendidamente infiammato una polemica su Internet e l’impatto che questo “ a lui sconosciuto” media ha sulle giovani generazioni.

Da uomo navigato, scusate il gioco di parole, e da persona estremamente intelligente si è visto bene dal prendere posizione sull’argomento lasciando ai suoi ospiti il piacere di dibattere sull’argomento e specialmente di fare una parziale disinformazione allo scopo chiaramente di aprire la strada per l’intervento del padre di Raffaele Sollecito, il ragazzo accusato dell'omicidio di Meredith, collegato in diretta da Bari.

Lo stralcio della puntata incriminata ha fatto il giro della rete, chiaramente partendo da YouTube e immagino anche da altri repository pubblici, e ha sollevato lo sdegno della blogosfera facendo urlare allo scandalo i principali attori dell’opinione pubblica 2.0.

Nonostante l’autorevolezza delle persone che hanno scritto infiammati feed sull’argomento come ad esempio Marco Montemagno e Marco Camisano Calzolari mi sento di dissentire in parte dalle proteste e soprattutto da alcuni argomenti portati a difesa di Internet come a giustificarne l’esistenza.

Ma soprattutto non riesco proprio ad accettare questa crescente corrente di pensiero che vorrebbe portare al muro contro muro del Web contro la televisione o i giornali, al “noi contro di loro” come se si trattasse del bene contro il male, del bianco e del nero, di Cristo e anticristo.

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21/02/08

l'edemocracy e la piazza

Wdlogo Il WiKi penso sia stata una delle più importanti innovazioni della rete data dall’avvento del Web 2.0 anche se, come detto in altre occasioni, probabilmente non si tratta di una grande novità visto che i primi browser del Web erano delle interfacce che permettevano già delle attività di editing sulle pagine HTML, anzi in realtà Tim Berners Lee aveva immaginato il Web proprio come un enorme spazio in cui scrivere, modificare e condividere contenuti in modo semplice ed economico.

Di WiKi ormai gli Internauti sono abituati a vederne in tutte le salse e qualcuno è arrivato a spingersi fino al “momento WiKi” anche nella vita reale come fosse una sorta di seduta terapeutica del terzo millennio.

Ma stasera voglio parlare di WiKi Democracy, una bella iniziativa di Stefano Quintarelli, che ha come obiettivo la creazione di una spazio di discussione sui temi della politica che venga generato, discusso e modificato dal basso e cioè direttamente da chi il 13 di aprile si troverà a votare su una scheda su cui ancora non abbiamo capito quanti simboli ci saranno.

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18/02/08

Wi-Fi sempre più Free!

520872583_806d737f0c Mi spiace ma questo è proprio il caso del “te lo avevo detto io…”

Parliamo di Wi-Fi, parliamo di hot spot pubblici  e del salasso a cui dobbiamo sottostare per collegarci un’ora a 5 euro o ancora peggio in albergo per un giorno  a 24 euro.

Quello che non mi stanco di ripetere da tanto ormai è che il Wi-Fi per poter mostrare tutte le sue enormi potenzialità dovrebbe essere liberato da modelli di business ciechi basati sulla “tassa” oraria da far pagare agli utenti e non immaginati in modo da inserire questa tecnologia di connessione, che rappresenta forse l’unico vero standard mondiale, come una leva di marketing all’interno del proprio marketing mix.

E’ di un paio di giorni fa la notizia della fine del matrimonio storico fra T-Mobile e Starbucks e l’inizio di un nuovo connubio con AT&T che negli ultimi tempi ha dimostrato forte interesse per le offerte wireless broadband presentando delle intelligenti offerte che integrano la connessione @home con quella “nomadica”.

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03/02/08

Le parole nelle mani

MADV è un personaggio enigmatico che popola la rete e  ha la sua casa su YouTube. Un anno fa ha lanciato l'invito ad inviare dei video con dei messaggi scritti sulle mani e con alcuni dei messaggi arrivati ha creato questo video suggestivo.

A prescindere dai contenuti che potrebbero sembrare a occhi cinici piuttosto comuni anche  se importanti perchè generati "dal basso" , penso sia un'esperimento  estremamente riuscito è che ci dice quanto sia importante la creatività e quanto la semplicità del messaggio sia determinante perchè venga capito in un click dall'intero Pianeta.

Chissà che i grandi comunicatori comincino a tenerne conto.

Fra l'altro mi chiedo fino a quando i governanti del Mondo potranno ancora ignorare questi pensieri che arrivano "dal basso", forse per sempre?


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Ha vinto Cetto La Qualunque....

Cettolaqualunque Me lo ero perso due sabati fa su Che Tempo che Fa, il programa di Fabio Fazio du Rai3,  ma grazie ad alla segnalazione di un amico ho potuto vedere una delle migliori interpretazioni di Antonio Albanese con Cetto La Qualunque che continua ad essere, per nostra sfortuna, uno dei personaggi più diabolicamente reali e aderenti alla realtà politica italiana.

Per chi non lo avesse visto qui c'è il video del suo intervento la cui chiusura ha un sapore comico ma profondamente amaro allo stesso tempo.

Vi consiglio di vederlo tutto.

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01/02/08

Anche l'Inghilterra sarà OpenSpectrum e l'Italia? guarda e non vede

La OfCom, l'Authority di controllo inglese sulle frequenze, ha annunciato la volontà del Governo di rilasciare alcune parti dello spettro di frequenze attualmente in uso dal Ministero della Difesa per un uso pubblico.

Ed Richards, CEO di OfCom, ha dichiarato testualmente che questa decisione  : "could create new opportunities for the development of wireless services for the whole country"......... ho un sogno.....che anche i nostri dirigenti pubblici che dovrebbero gestire il nostro spettro arrivino a rilasciare dichiarazioni e intenti così illuminati.......

Ma noi facciamo le gare per il Wi-Max e siamo anche in grado di vendercelo come la soluzione al digital divide......

Nei prossimi giorni approdondirò il tema delle opportunità che le open spectrum potrebbero dare all'economia dell'intero paese.

Nel frattempo vi rimando all'articolo uscito su  BBC Tech per approfondimenti sulla notizia della OfCom e sul sito www.openspectrum.info  curato da uno dei più grandi esperti di reti al mondo Robert Horvitz


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Microsoft vuole comprare Yahoo!

La notizia è stata battuta da qualche ora dalla Reuters e sta già rimbalzando sulla rete e facendo impazzire i server di Twitter.... Microsoft vuole Yahoo e mette sul piatto la bellezza di 44.6 Billion Dollars!!

Fra l'altro povero Ballmer lui rilascia le dichiarazioni e poi mettono sempre la foto del dimissionario Bill.

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31/01/08

Google, Garmin e Dell aprono nuove strade nell'etere

Dopo un periodo di rumors ieri è stato annunciato Nuvifone il nuovo telefono cellulare della Garmin, leader mondiale nella produzione di navigatori satellitari.

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Le novità introdotte da questo telefono sono molte e una più interessante dell'altra.

Nuvifone è uno Smartphone  con capacità cellulare 3.5 ed è dotato di tutte le funzionalità doverose per un dispositivo mobile di nuova generazione come l'Internet Browser, personal messagging, calendar oltre che chiaramente un sistema GPS di navigazione satellitare.
Non è ancora chiaro purtroppo se monta a bordo un'antenna Wi-Fi integrata e una tecnologia di trasmissione a corto raggio tipo Bluetooth ma ormai mi piacerebbe poterlo dare per scontato.

Senza dilungarmi in tutte le sue caratteristiche che è possibile vedere sul sito prima indicato, mi soffermo invece su due funzionalità a mio parere assolutamente all'avanguardia.

La prima è il Geo Tagging ovvero la possibilità ad esempio di fotografare una località, abbinare una serie di tag come as esempio la posizione geografica e alcuni propri commenti e spedire la foto ad un amico che, se dotato di un Nuvifone, potrà automaticamente trovare la strada per raggiungervi o seguire i vostri consigli sulle specialità del luogo

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La seconda sorpresa che Nuvifone presenta è il sistema Google Local Search integrato ( è il primo telefono che presenta questa funzionalità ) grazie al quale sarà possibile cercare ristoranti, alberghi, attrattive e ogni altra sorta di informazioni sul luogo dove ci si trova.
Immagino già l'evoluzione di questo tipo di servizio in un Geo Social Network grazie al quale potrò lasciare i miei commenti e le mie esperienze sul luogo di cui gli altri proprietari di Nuvifone potranno godere per meglio organizzarsi magari il proprio viaggio e le proprie visite turistiche.

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A proposito di Google, sempre ieri, anche in questo caso dopo un periodo di rumors, è stato "piu o meno" annunciato l'accordo con DELL per la produzione di un telefono cellulare ( meglio dire SmartPhone ) basato sulla piattaforma Android.

Se la notizia venisse confermata sarebbe l'ennesimo passo in avanti di questo sistema operativo che a mio parere promette di cambiare gli equilibri della telefonia cellulare e non solo.



 

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Twitter o non Twitter

Twitter2_2   Dico subito che ho sempre guardato Twitter con grande scetticismo e non riesco ancora oggi a capire perchè uno debba passare il suo tempo a scrivere ogni tre minuti cosa sta facendo in quel preciso momento ed è ancora più misterioso per me il motivo che spinge poi le persone ad appassionarsi ai racconti di qualcuno in attesa del bus o magari mentre mangia un panino......

ma la curiosità che mi brucia dentro mi ha spinto qualche mese fa ad attivare un account per provare a vedere l'effetto che fa....vengo anchio.....

mi sono bastati 15 minuti per farmi prendere dallo sgomento e in preda a smarrimento ho abbandonato.

Ma il dubbio ha continuato a mordermi anche spinto dalle dichiarazioni di persone che ritengo avere una certa stabilità che elogiavano Twitter arrivando a dichiarare che il microblogging aveva cambiato il loro modo di vivere la rete.

Qualche giorno infine mi sono imbattuto in un un post di Darren Rowse, sul suo bellissimo blog Problogger , in cui descriveva come usava con successo Twitter per aumentare la visibilità del suo blog e incrementare il network di conoscenze da cui attingere ispirazioni e con il quale perchè no fare delle indagini volanti.

E allora mi son detto, vuoi vedere che comincio a capire come usare Twitter. Ho ridato vita al mio account e da un po di giorni ho cominciato ad usarlo prendendo qualche spunto da Darren, ad esempio creando un network seguendo i blogger che solitamente "ascolto" via RSS e inviando i miei post e i miei tumblr con TwitterFeed .

Una curiosità? chi di voi usa Twitter e perchè?

A proposito, se a qualcuno dovesse interessare mi può trovare cercando nicoladecarne, prometto di non mettermi a raccontare le mie appassionanti attese alla fermata del bus.

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27/01/08

Pikolo e Primo Levi per non dimenticare

Primolevi1sized “eravamo sei a raschiare e pulire l’interno di una cisterna(….). La polvere di ruggine ci bruciava sotto le palpebre e ci impastava la gola e la bocca con un sapore quasi di sangue.

Oscillò la scaletta di corda. Era Jean, il Pikolo (…). Jean era molto benvoluto. La carica di Pikolo costituisce un gradino già assai elevato nella gerarchia : il Pikolo ha mani libere sui fondi del rancio e può stare tutto il giorno vicino alla stufa”

Da “Se questo è un uomo” di Primo Levi - Einaudi

Chi ha la sventura di conoscermi sa che non ho memoria, mia madre mi dice sempre che la riconosco perché ci ho vissuto insieme 20 anni, eppure appena ho cominciato a leggere queste parole qualche giorno fa sul Corriere della Sera, ogni riga del libro mi era chiara nella mente come se le avessi lette il giorno prima e non 25 anni fa.

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25/01/08

Primi risultati della gara per l'assegnazione dei 700 Mhz negli USA

Sono stati pubblicati i primi risultati della gara per l'assegnazione della frequenza 700 Mhz e già si profilano alcuni possibili vincitori per il blocco C ( oltre 1 miliardo di dollari ) e per il blocco D (472 milioni di dollari ).

Questa gara è molto più importante di quello che si possa pensare e potrebbe segnare un punto di svolta storico nella gestione delle frequenze e soprattutto potrebbe dare il via finalmente alle open spectrum che a mio parere rimangono l'unica soluzione per la lotta efficace al digital divide.

Questa gara vede la partecipazione di colossi del calibro di Google e del co-fondatore di Microsoft Paul Allen, oltre che di alcune fra le più importanti compagnie telefoniche americane.

Su Fiercewireless è stata pubblicata una tabella riepilogativa, chiaramente i nomi dei vincitori possibili non sono ancora noti ma ad oggi la FCC avrebbe già teoricamente incassato oltre 2.4 miliardi di dollari.

Sempre su FierceWireless è possibile trovare un bel report sulla gara 700 Mhz che può aiutare a capire meglio quanto sta avvenendo.

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