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Uairless!! di Nicola De Carne

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A proposito di reti Wi-Fi cittadine

Il dibattito reti wifi cittadine si reti wifi cittadine no ritorna puntualmente e quasi sempre logicamente in concomitanza con l’affacciarsi più o meno prepotente sul mercato di nuove tecnologie di trasmissione che puntualmente promettono di essere la soluzione all’ormai esistenziale problema dell’essere connessi anytime, everywhere.

Un’interessante discussione è stata generata da alcune riflessioni fatte dal Prof. Fuggetta sulla sostenibilità delle reti wifi cittadine in cui il Docente del Politecnico di Milano e CEO di Cefriel, sollevava legittimi dubbi sul fatto che questa tecnologia fosse  quella giusta e se ormai non valga la pena pensare ad altre soluzioni maggiormente performanti e di più semplice implementazione.

Mi permetto di intervenire, anche se molto in ritardo, sul tema, ripreso anche da Sergio Maistrello e, in modo anche simpatico e dai contenuti per me condivisibili, da Punto Informatico, per dare il mio punto di vista sia tecnologico che sociologico.

Partendo dal presupposto che siamo in presenza di un fenomeno sfortunatamente non decrescente che si chiama Digital Divide che sempre più deve essere considerato un divario sociale ancora prima che digitale, penso  sia importante non fossilizzarsi sul tipo di tecnologia che è possibile utilizzare ma sul fine che dobbiamo raggiungere e cioè consentire a più persone possibile di avere accesso alla rete in banda larga.

Quindi non si tratta di capire se è meglio utilizzare il 3G o il 4G o il Wi-Max o il Wi-Fi e chi più ne ha più ne metta, ma piuttosto di capire quando queste tecnologie possono essere usate al meglio e soprattutto come possono essere integrate fra di loro in un ecosistema di trasmissione digitale che sia in grado di creare reti.

Ma attenzione perchè spesso si confonde il significato di reti, scambiando la creazione di una rete appunto con la creazione di un sistema di accessi.

Può sembrare un tecnicismo da Ingegneri ma non lo è.

La maggior parte delle reti Wi-Fi, non solo cittadine, sono in realtà dei sistemi di accesso uno a molti regolati da apparati che, per comodità commerciale dei grandi vendor di infrastrutture di rete, regolano gli accessi dei singoli apparati che in realtà non sono in grado di comunicare fra loro e si contendono le risorse presenti sulla rete.

Una rete cittadina non può essere considerata in questo senso ma deve veramente essere concepita alla stessa stregua di un sistema di viabilità o di una rete di trasporti pubblici in grado di essere condivisa non solo dai cittadini ma anche e soprattutto dalle aziende pubbliche che operano sul territorio e che possono così fungere da gestori, finanziatori e utilizzatori della stessa.

Pensiamo solo alle reti di trasporto pubbliche, tram, autobus, le cui infrastrutture sono composte da pali, pensiline, cavi elettrici, in pratica appunto una rete già bella che creata e in grado quindi di ospitare a sua volta una rete di trasmissione.

Tutto questo con la tecnologia 3G non può, ad oggi, essere realizzato, perchè la rete 3G è un sistema di accessi basata su tecnologia cellulare e quindi per sua natura non può essere una rete.

Un’altra considerazione che dovrebbe portare a non immaginare una rete cittadina composta da accessi 3G ( o meglio solo da accessi 3G ) è il fatto che il fenomeno delle reti Wireless finanziate dai comuni è stato un passaggio obbligatorio per gli amministratori locali che si vedono rifiutata la copertura da parte dei grandi operatori nazionali perchè trattasi di località a bassa densità di popolazione e quindi non profittevole.

Peccato che magari queste stesse zone abbiano poi una densità produttiva che senza una connessione a banda larga sarà destinata a diminuire sempre più perchè le aziende presenti saranno costrette a trasferirsi per non essere tagliate fuori dalle comunicazioni digitali.

Quindi mi chiedo….. è pensabile ipotizzare reti wireless basate su sistemi cellulari che quindi sono gestiti dai grandi operatori telefonici che certo non si sono dimostrati così sensibili nei confronti delle esigenze dei cittadini?

Se prendiamo in esame l’aspetto tecnologico inoltre ci troviamo davanti ad uno scenario tutt’altro che allegro visto che non solo ad oggi affermare che siamo in presenza di trasmissioni a 7,2 Mbps su HSDPA o HSUPA voglia dire essere eccessivamente ottimisti ma con il tempo forse potrebbe andare anche peggio visto che le cellule hanno una loro capacità di trasmissione che con l’aumentare della diffussione delle famose chiavette sarà messa a dura prova.

Senza contare che la rete cellulare da’ prioprità e precendenza al traffico voce rispetto quello dati.

Provate a connettervi con una chiavetta HSDPA durante le ore di punta delle attività lavorative e provate a collegarvi nello stesso punto la sera….vedrete la differenza.

Per ultimo le reti di telefonia cellulare non sono uguali in tutto il mondo al contrario invece del Wi-Fi che, a parte qualche piccola differenza nella gestione dei canali, vi consente di collegarvi a Malpensa con il vostro PC e quando siete arrivati ad Hong Kong con lo stesso PC potete ricollegarvi alla prima rete Wi-Fi che trovate ( roaming permettendo ).

Quindi per chiudere mi permetto di dire che non si tratta di reti Wi-Fi che non funzionano e che falliscono come, in concomitanza dell’uscita di nuove tecnologie, molti giornali e televisioni si affrettano a ricordarci, oppure di reti cellulari o del Wi-Max o delle Digital Powerline ma di cambiare completamente l’approccio tecnologico prima e sociale dopo verso la creazione di vere reti di comunicazione condivise e soprattutto collaborative fra chi le crea e chi le utilizza come appunto il progetto Il Sans Fil segnalato da Sergio Maistrello.

Tipologia di progetto  che nel nostro piccolo ritroviamo anche nella zona dell’Alta Langa dove grazie ad un finanziamento condiviso dalla Comunità Montana, dai singoli comuni e dalla Protezione Civile che hanno assegnato la  creazione e la gestione della rete ad un operatore locale ( BBELL ), è stata realizzata un’infrastruttura di rete che adesso aumenta con l’aumentare dei cittadini e delle aziende collegate.

Allego anche un documento che, un bel po di mesi fa ormai, io e i miei colleghi abbiamo realizzato e proposto all’AGCOM come bozza per la creazione di una nuova politica sul divario digitale che proponeva peraltro la liberalizzazione delle frequenze basse ( 800Mhz e 900Mhz ) che rappresenterebbero la vera soluzione per la creazione di reti di comunicazione pervasive sul territorio ma che proprio quegli operatori detentori dei servizi 3G ostacolano con tutta il loro peso politico.

Nel frattempo i risultati dell’asta dei 700 Mhz negli Stati Uniti promettono di cambiare il paradigma di accesso alla banda larga grazie anche all’impegno, non certo disinteressato, di Google.

Molti paesi stanno prendendo ad esempio questo approccio open spectrum ( almeno parziale ) come  in Europa la Gran Bretagna.

In Italia la gara Wi-Max ha dato i frutti che non poteva far altro che dare……….

Download risposta_consultazione_pubblica_agcom_343_07_CONS.pdf

Commenti

Bell'articolo, complimenti ... vale piu' questo dell'analisi di decine di "casi" internazionali. Solo una domanda: perche' gli operatori telecom sono sempre visti come i "cattivi" ? Non e' ipotizzabile un loro ruolo insieme alla PA nello sviluppo delle reti ? Tra l'altro, avendo a disposizione tute le tecnologie, i telco potrebbero davvero creare quelle soluzioni miste che la PA da sola non sarebbe in grado di gestire. Cosa frena ___davvero___ il connubio ? Ciao, mauro
Ciao, in realtà le Telco non sono un gruppo di persone assatanate che passano le loro giornate a pensare come renderci la vita difficile :) Sono aziende private che tendono a fare i loro interessi. La svolta sarà quando la PA vedrà le telecom semplicemente come dei fornitori che devono sottostare a determinate regole ma spesso invece succede che siano le telco a dettare le regole e le PA locali si adeguano e spesso lo fanno per comodità. Ma la miopia delle PA locali si manifesta specialmente con il fatto di spendere soldi pubblici per acquistare prodotti coperti da brevetti di aziende quasi sempre estere sperperando così i nostri soldi invece di investirli ( e non spendere ) in tecnologie opensource. Questo a mio avviso è molto più grave che non l'atteggiamento delle Telco.
Ciao, ho dimenticato di dirti che lavoro nel settore e specificatamente sulla PA ... potrei essere d'accordo sull'open source ma temo che il problema sia un altro: questo tipo di progetti non viene mai visto come un investimento "degno" di voce a budget della PA. Non ti elenco le volte che qualche illuminato "tecnologo PA" spinge per avere finanziamenti o progetti gratis solo perche' la propria amministrazione non eroga alcun contributo (ma proprio niente) per almeno impostare una strategia. Finche' le strade avranno priorita' ... niente soldi per i servizi tlc. In questo contesto capisco benissimo l'atteggiamento delle telco, niente soldi, niente cammello. Ecco, finche' non cambiero' mestiere :-) continuero' ad avere un sogno: che una PA si sieda con un Telco e tirino fuori insieme un progetto degno di questo nome. Vediamo se il sogno si avvera prima della pensione.