L'opportunità partirà dal 2015
La scorsa settimana è stato un continuo di articoli, speciali e feste
per l'importantissima assegnazione dell'Expo 2015 a Milano.
Le
parole più ricorrenti sono state "occasione" e "opportunità" e di fatto
proprio di opportunità, irripetibile forse, si tratta per una città che
amo profondamente e a cui devo quel poco che ho potuto costruire.
Ma
l'opportunità deve partire dal 2015 e non da questa settimana che,
finite le feste a cui tutti i politici di ogni schieramento si sono
affrettati ad affacciarsi, dovrebbe segnare l'inizio dei lavori.
Premettendo
i complimenti al Sindaco di Milano, che certo non è esattamente in
linea con le mie idee, e al suo staff per il lavoro svolto e
soprattutto per il risultato ottenuto e strappato via con i denti visti
anche i non troppi voti di scarto da Smirne, è veramente fondamentale
che ora si vigili su come verranno spesi tutti questi soldi, tanti, che
arriveranno per l'Expo per evitare che prevalga la tentazione di
speculazioni edilizie e arrichimenti veloci sicuramente sempre molto
forte in avvenimenti importanti come questi ( giusto ieri abbiamo
vissuto a Milano l'abbattimento di un monumento allo spreco risalente a Italia 90 ).
In questi giorni si susseguono le polemiche, le dichiarazioni e le smentite sulle colate di cemento, sui grattacieli e le torri più o meno simbolo della manifestazione facendo anche molta confusione su quali sono le opere legate all'Expo e quali quelle già previste e in fase di realizzazione come il megacentro residenziale nell'area ex Fiera di Milano, ma la verità è che per adesso mi sembra di vedere tanti progetti fini all'evento in se e non progettati in una visione a lungo termine che veda la rinascita di Milano così come fu nel 1906 quandol'Expo ci lasciò in eredità il traforo del Sempione e un'enorme superfice verde che ancora oggi è il Parco Sempione e non una torre di 200 metri.
Come ha scritto De Rita nell'editoriale sul Corriere del 1° aprile non è l'evento in se che conta o il richiamo dei visitatori ma l'avvio di una lenta evoluzione del territorio e quindi non solo di Milano ma di una rete periferica che ha da sempre fortemente contribuito a fare di questa città una delle principali capitali economiche europee.
Ma soprattutto questa è l'occasione per Milano per non essere solo la capitale della moda, del design e un po' dell'effimero ma anche e soprattutto la capitale della ricerca, della tecnologia applicata in modo sapiente per la qualità della vita e per il rispetto dell'ambiente, del saper vivere una quotidianità che deve necessariamente riportare al rilancio sociale e culturale non solo della città della madonnina ma dell'intero paese.
Mi rendo conto essere un po' utopistico come obiettivo ma è l'unico modo a mio parere per non perdersi nei clientelismi, nelle spartizioni delle ricchezze sempre fra i soliti, nello sperpero del denaro per l'arrichimento della solita piccola cerchia che ritroviamo più nelle cronache mondane, se non giudiziarie, che non nelle notizie economiche e finanziarie non dico internazionali ma almeno del nostro paese.
La riapertura della via dell'acqua è una grande iniziativa che a molti potrebbe sembrare un vezzo stilistico ma che io tendo invece ad interpretare come la volontà di costruire un futuro senza necessariamente sotterrare il passato, perchè la storia non sempre diventa le fondamenta del futuro, spesso ne è lo specchio e quella di Milano è stata una storia gloriosa.
E onestamente non serve fare un'area di realtà virtuale per rivivere la storia di Milano ( non oso pensare quanti soldi butteranno via per questa Disneyland meneghina ) basta poter passare ogni giorno di fianco a quella vera per sentirne ancora l'energia.
Quell'energia che, come ha meravigliosamente scritto Sergio Romano sul Corriere del 31 marzo, nel primo dopoguerra servì ad una Milano che seppe ricostruire se stessa e guidare la ricostruzione del paese a passo di carica.

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