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Uairless!! di Nicola De Carne

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Scienza 2.qualcosa

Scientific American ha pubblicato un interessante articolo sull’impatto degli strumenti di collaboration online sulla ricerca scientifica e quanto questi stiano, seppur lentamente, cambiando il paradigma di accesso agli studi e soprattutto di collaborazione fra gli istituti di ricerca.

A dispetto di quanto si possa generalmente pensare gli Istituti di ricerca sono spesso fra di loro  estremamente competitivi e celano i loro segreti e i loro brevetti gelosamente nei caveau dei loro laboratori di ricerca.

Negli ultimi anni però molti centri si sono aperti alle tecnologie collaborative con risultati a volte eccezionali.

Il Massachusetts Institute of Technology ad esempio nel 2005, grazie ad un’iniziativa di un gruppo di studenti, ha creato OpenWetWare, una piattaforma di condivisione e collaborazione online nata inizialmente per rendere più semplici gli aggiornamenti e poi, grazie ad un uso intelligente di un semplice Wi-Ki, diventata una best practice per l’intero mondo scientifico che si affaccia al web 2.qualcosa.

In effetti strumenti come i WI-Ki, i Blog e alcune forme di social networking sono l’ideale per la condivisione scientifica e la creazione di team "allargati" che possono lavorare in ogni parte del mondo.

Significativa in questo senso la dichiarazione di Jean-Claude Bradley, un chimico della Drexel University, che dice  "we suddenly found people discovering us on Google and wanting to work together. The National Cancer Institute contacted me, wanting to test our compounds as antitumor agents. Rajarshi Guha at Indiana University offered to help us do calculations about docking—figuring out which molecules will be reactive. Now we’re not just one lab doing research but a network of labs collaborating."

Grazie al web 2. qualcosa quindi i laboratori possono abbattere le loro pareti e creare veri e propri network di ricerca in grado di lavorare in pratica 24 ore al giorno o destinare ricerche di nicchia a specializzati in ogni parte del mondo.

La strada è solo all’inizio e lo scetticismo è ancora fortemente radicato fra i ricercatori ma come dichiara Christopher Surridge, Managing Director della rivista online Plosone : "Web 2.0 fits so perfectly with the way science works. It’s not whether the transition will happen but how fast"

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