Wi-Fi sempre più Free!
Mi spiace ma questo è proprio il caso del “te lo avevo detto io…”
Parliamo di Wi-Fi, parliamo di hot spot pubblici e del salasso a cui dobbiamo sottostare per collegarci un’ora a 5 euro o ancora peggio in albergo per un giorno a 24 euro.
Quello che non mi stanco di ripetere da tanto ormai è che il Wi-Fi per poter mostrare tutte le sue enormi potenzialità dovrebbe essere liberato da modelli di business ciechi basati sulla “tassa” oraria da far pagare agli utenti e non immaginati in modo da inserire questa tecnologia di connessione, che rappresenta forse l’unico vero standard mondiale, come una leva di marketing all’interno del proprio marketing mix.
E’ di un paio di giorni fa la notizia della fine del matrimonio storico fra T-Mobile e Starbucks e l’inizio di un nuovo connubio con AT&T che negli ultimi tempi ha dimostrato forte interesse per le offerte wireless broadband presentando delle intelligenti offerte che integrano la connessione @home con quella “nomadica”.
L’annuncio è stato caratterizzato da un’altra svolta storica per Starbucks, che conta solo negli USA 7.000 punti vendita, e cioè la possibilità di non pagare le prime due ore di connettività Wi-Fi se titolari della Starbucks Card.
Inoltre AT&T ha affiancato una serie di pacchetti estremamente interessanti che vanno dall’accesso gratuito agli hot spot Starbucks per i sottoscrittori di determinati pacchetti AT&T domestic broadband e un abbonamento flat con accesso illimitato alla rete delle caffetterie per 20$ al mese ( T-Mobile offriva un accesso illimitato per 40$ al mese e per 10$ al giorno ).
Per finire i possessori di un IPhone o Ipod Touch potranno avere accesso gratuito al network Starbucks grazie ad un accordo trilaterale con Apple.
Starbucks, che si può considerare l’antesignana dei servizi hot spot inaugurati nel “lontano” 2002 a New York, rivede quindi in modo radicale la sua politica commerciale posizionando la connettività come una vera e propria utility di servizio da offrire ai propri clienti a completamento della filosofia del “the third place” su cui ha basato il suo successo e che successivamente è stata “clonata” dalle molte insegne che si sono affacciate sul mercato negli anni successivi mettendo a repentaglio la leadership della catena dall’inconfondibile logo verde e nero.
La scelta di Starbucks infatti arriva non a caso dopo che alcune catene di caffetterie concorrenti hanno deciso di rendere gratuito l’accesso alla propria rete e di fornire servizi complementari gratuiti, non ultima McDonald’s che ha cominciato qualche mese fa a offrire la connettività gratuita in molti suoi punti McCafè.
Esistono opinionisti che leggono in questi movimenti i primi passi verso un futuro prossimo dove la connettività outdoor sarà gratuita come ad esempio teorizza Mike Elgan in un interessante articolo su Computer World.
Io personalmente voglio spingermi più in la e vedere un sistema di connessioni a cui potremmo collegarci grazie ad una rete di hot spot gratuiti, reti municipali, reti mesh collaborative, che contribuiranno a creare un vero e proprio ecosistema pervasivo sul territorio anche grazie all’uso di frequenze basse che nei prossimi anni sarà possibile utilizzare grazie alla spinta pionieristica che oggi vive negli Stati Uniti e in Inghilterra.
Per adesso ho potuto vivere questo tipo di esperienza solo nei paesi scandinavi, ma si sa che spesso nella storia delle tecnologie è stato l’inarrestabile vento del nord a portare le novità che hanno cambiato i paradigmi tecnologici.
Per maggiori approfondimenti sull’iniziativa Starbucks e AT&T segnalo due interessanti articoli su Bit del New York Times e su Ars Technica.
Foto da : Blog Invisible Voice

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