l'edemocracy e la piazza
Il WiKi penso sia stata una delle più importanti innovazioni della rete data dall’avvento del Web 2.0 anche se, come detto in altre occasioni, probabilmente non si tratta di una grande novità visto che i primi browser del Web erano delle interfacce che permettevano già delle attività di editing sulle pagine HTML, anzi in realtà Tim Berners Lee aveva immaginato il Web proprio come un enorme spazio in cui scrivere, modificare e condividere contenuti in modo semplice ed economico.
Di WiKi ormai gli Internauti sono abituati a vederne in tutte le salse e qualcuno è arrivato a spingersi fino al “momento WiKi” anche nella vita reale come fosse una sorta di seduta terapeutica del terzo millennio.
Ma stasera voglio parlare di WiKi Democracy, una bella iniziativa di Stefano Quintarelli, che ha come obiettivo la creazione di una spazio di discussione sui temi della politica che venga generato, discusso e modificato dal basso e cioè direttamente da chi il 13 di aprile si troverà a votare su una scheda su cui ancora non abbiamo capito quanti simboli ci saranno.
Stefano dice che l’idea è nata prima della caduta del governo Prodi ed aveva l’intenzione di contribuire ad aiutare i giovani a capire meglio la politica contribuendo alla stessa in previsione delle elezioni che si pensava si sarebbero tenute 3 anni dopo ( a questo proposito mi sento di dire che si è peccato un po’ di ingenuità pensando che il governo Prodi avrebbe potuto resistere più di quello che ha fatto ).
WiKi Democracy non è quindi una lista civica del Web, ne’ chiaramente uno strumento digitale a supporto di questo o di quello schieramento, ma semplicemente un modo per aggregare il popolo di Internet, o almeno la parte più giovane, verso la politica tentando di costruire un impianto di comunicazione in grado di sensibilizzare dal basso la classe dirigente verso i temi e le tendenze che emergeranno dalle righe di questa Agorà digitale.
Chiariamoci WiKi Democracy non è l’unico posto nella rete italiana in cui si parla di politica, ne esistono molti altri citati dallo stesso Stefano come ad esempio Cittadini Digitali, Demopedia, Wikicrazia, ma questo non solo non importa ma anzi più iniziative “dal basso” nasceranno più saremo in grado, forse, di generare un’onda digitale in grado di attirare l’attenzione di chi governando sempre più spesso fa finta di non sentire la voce di chi li ha eletti.
Ma da profondo appassionato di Internet mi sento di lanciare un spunto di riflessione e cioè se questo sbilanciamento della vita sulla rete, in particolar modo dei giovani, non rischi di indebolire le piazze che rimangono ancora oggi e forse per sempre i luoghi dove le masse riescono a far sentire la loro voce anche ai governanti più sordi ma che cechi non sono davanti a migliaia di mani alzate verso di loro.
Ho riflettuto molto in questi giorni e di spunti ne ho avuti come ad esempio le manifestazioni di piazza contro la moratoria sulla 194, lanciata da Sir Ferrara Lancillotto e i cavalieri della Panza Rotonda, dove abbiamo visto di nuovo migliaia di donne arrabbiate e determinate come tanti anni fa, ma di ragazze, quelle che in realtà dovrebbero preoccuparsi del fatto che qualcuno tolga loro un diritto che hanno conquistato le loro madri, se ne vedevano poche.
Alla domanda perché così poche ragazze in piazza si è alzato il coro dei grandi sociologi e neo esperti della rete che quasi stupiti da tanta ingenuità rispondevano : “ ma come è ovvio….. le ragazze oggi parlano sui blog e sui social network, oggi le ragazze sono geek girls…..non vanno più in piazza….e quindi è su Internet che dobbiamo parlargli…”
E allora scatta la seconda domanda “siamo sicuri che i politici italiani oggi sappiano anche solo cosa sia un blog o un social network? E siamo sicuri che gli interessi saperlo? Quanti sono gli internauti convinti che partecipano alla vita della rete e che scrivono sui WiKi e sui Blog? I Vaffa Day avrebbero potuto vivere senza il tam tam mediatico di TV, radio e stampa?
Mi associo quindi a quanto dice Stefano e aggiungo : discutiamo sui forum, sui blog, sui WiKi ma questi sono spazi, seppur importanti, che intervallano le nostre vite a casa, nelle piazze, negli uffici, al bar e con gli amici.
Discutiamo ovunque sia necessario farlo e ricordiamoci che le proprie idee, i propri bisogni, i propri sogni, si possono si mandare in digitale ma anche di persona guardando negli occhi tutti insieme chi le sta ricevendo perché, memore di quegli sguardi, si ricordi di tenerne da conto quando dovrà decidere per noi.

Grazie.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 22/02/08 a 00:11