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Uairless!! di Nicola De Carne

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Un vespaio sulla rete ( scusate ma non ce l’ho fatta a non scrivere questo titolo )

La settimana scorsa in una puntata di Porta a Porta, in cui “stranamente” si parlava di stragi di famiglia e delitti efferati, Bruno Vespa ha innescato e poi splendidamente infiammato una polemica su Internet e l’impatto che questo “ a lui sconosciuto” media ha sulle giovani generazioni.

Da uomo navigato, scusate il gioco di parole, e da persona estremamente intelligente si è visto bene dal prendere posizione sull’argomento lasciando ai suoi ospiti il piacere di dibattere sull’argomento e specialmente di fare una parziale disinformazione allo scopo chiaramente di aprire la strada per l’intervento del padre di Raffaele Sollecito, il ragazzo accusato dell’omicidio di Meredith, collegato in diretta da Bari.

Lo stralcio della puntata incriminata ha fatto il giro della rete, chiaramente partendo da YouTube e immagino anche da altri repository pubblici, e ha sollevato lo sdegno della blogosfera facendo urlare allo scandalo i principali attori dell’opinione pubblica 2.0.

Nonostante l’autorevolezza delle persone che hanno scritto infiammati feed sull’argomento come ad esempio Marco Montemagno e Marco Camisano Calzolari mi sento di dissentire in parte dalle proteste e soprattutto da alcuni argomenti portati a difesa di Internet come a giustificarne l’esistenza.

Ma soprattutto non riesco proprio ad accettare questa crescente corrente di pensiero che vorrebbe portare al muro contro muro del Web contro la televisione o i giornali, al “noi contro di loro” come se si trattasse del bene contro il male, del bianco e del nero, di Cristo e anticristo.

Non lo accetto per vari motivi ma soprattutto perché ponendo il Web in contrapposizione “violenta” contro la televisione si fa l’errore di porre i due media allo stesso livello perdendo di vista la natura fondamentalmente diversa dei due strumenti che dovrebbe necessariamente portarli ad operare in modo complementare e non competitivo.

Prima di proseguire però voglio fare una precisazione che penso sia importante per intenderci su cosa stiamo parlando. In genere per comodità si fa confusione usando il termine Internet un po’ a sproposito.

Quello incriminato nella puntata di Bruno Vespa non è Internet ma il Web. Internet è “la rete” grazie alla quale noi oggi facciamo quasi tutto, telefoniamo, ritiriamo al bancomat, trasmettiamo dati in generale.

Il media è il Web, inventato da un gruppo di illuminati capitanati da Tim Berners Lee, una delle persone che hanno reso il secolo scorso meno buio e che continua a lavorare per il raggiungimento di un sogno che ogni giorno allunga il suo obiettivo.

Quindi incriminare Internet non è possibile, sarebbe come incriminare la rete stradale perché ci sono incidenti  ( al massimo dovremmo incriminare chi le manutenziona ).

Io per primo mi sforzerò di distinguere bene le due cose, altrimenti si fa’ cattiva informazione partendo dalle basi, cercando di chiamare il media “Web” o al massimo per comodità “la rete” intesa come strumento per trasmettere dati.

Venendo alla puntata incriminata più che sul messaggio generale, che sicuramente contiene inesattezze e venialità varie, mi sono voluto soffermare su un’analisi più o meno attenta dei vari passaggi e dei vari interventi degli ospiti partendo da un Vespa che non perdeva occasione per ricordare di essere troppo vecchio per capirci qualcosa di Internet volendo a tutti i costi passare come la figura del padre o del nonno preoccupato che chiede consigli su come capire questi giovani cybernauti.

La bagarre in effetti l’ha scatenata la Dott.ssa Alessandra Graziottin dichiarando che i ragazzi su Internet, o meglio sarebbe dire sul Web, cercano non solo di socializzare ma, come su ogni media visivo, cercano il sesso.

WoooW!! E chi lo avrebbe mai detto…… vuoi vedere che anche i videoregistratori e i distributori di videocassette e DVD servono a quello?

Quindi siamo passati dalle riviste porno del cugino, alle sue videocassette e adesso al Web…..sempre con la stessa cosa in testa.

Si rincara la dose dicendo : “con i blog e con Internet in generale puoi fare incontri strani e pericolosi”……… Non c’è pace per i ragazzini di ogni tempo….. noi non potevamo prendere prima le caramelle e poi le sigarette dagli sconosciuti e adesso non si possono ricevere email…..

Scusate ma quindi qual è la novità? E’ tutto assolutamente vero…. I ragazzini, e non solo, sul Web cercano ANCHE il sesso…e allora? Pensiamo veramente di poter negare questa evidenza specialmente noi che ci lavoriamo tutti i giorni?

Il problema secondo me non è se cercano o meno sesso sulla rete, perché a partire dalla famosa adolescenza il sesso, in genere, si cerca dappertutto, e nella maggior parte dei casi non rappresenta un problema a condizione che i ragazzi vengano educati ad un buon rapporto con il sesso e questo insegnamento non può che arrivare dai genitori o comunque dagli adulti a loro vicino che hanno il DOVERE di seguire costantemente i propri ragazzi.

Altro intervento : “i ragazzi si incontrano in rete per suicidarsi o per fare le stragi” (certo che leggere dylan dog e topolino proprio più nessuno)

Innegabile anche questo…. È assolutamente vero, nel senso che è capitato e ancora capiterà.

Ma non è che sulla rete giri un virus o un agente software fatto a forma di occhiali con le spirali che ti appare improvvisamente sullo schermo e, ipnotizzandoti, ti convince a farla finita magari invitando nel viaggio qualche amichetto o a imbracciare un M16 per rispondere all’appello a scuola con una raffica sul professore e sui compagni ( specialmente quella dell’ultimo banco che non mi ha mai cagato ).

Il dubbio che mi viene è che il Web venga usato dai ragazzi, e non solo, per comunicare profondi stati di disagio o magari di squilibrio mentale i cui segni dovrebbero essere compresi anche in questo caso dagli stessi genitori e dalle persone addette e per questo pagate per accorgersi dei problemi nelle scuole e cercare di aiutare chi potrebbe eventualmente essere affetto da tali disturbi.

Personalmente non ricordo di una strage a opera di ragazzini in cui poi le interviste fatte agli amici non abbiano rivelato uno stato di disagio che si protraeva da tempo con segni più o meno evidenti.

Certo che poi la possibilità di comprarsi le armi comodamente dietro l’angolo non aiuta.

Si è detto che Internet, o il Web, crea il mito perché consente spesso di entrare in contatto con gli autori di gesti efferati dimenticandosi che in realtà storicamente il mito viene creato dalla televisione e che in tempi digitalmente non sospetti i peggiori banditi e delinquenti segregati in carcere ricevevano e ricevono ancora lettere da parte di ammiratori e ammiratrici non certo dell’epoca 2.0

Quindi anche qui a mio parere è innegabile che il Web ospiti questi spiacevoli e spesso tragici eventi. Continuare a negarlo non giova certo all’immagine ne’ del mezzo ne’ di quanti lo frequentano e lo arricchiscono con le proprie idee sane, la propria poesia, l’intelletto  e la propria professionalità.

Prima di passare al tema che più mi interessa voglio fare un salto in una considerazione fatta da Marco Montemagno durante il suo interessante intervento allo IAB che mi sono visto con piacere sul suo Blog e che affermava che in realtà non è vero che sia facile inviare video attraverso Internet e ottenere visibilità, tanto è che esistono fior di Società che fanno pagare a caro prezzo la visibilità alle aziende che vedono il Web ormai come un media imprescindibile.

Secondo me non è esattamente così. Io mi occupo, o cerco di farlo, di comunicazione digitale e certo all’interno di una strategia di comunicazione non possiamo prevedere un finto video in rete in cui riveliamo le tresche sessuali all’interno di una multinazionale o in cui ci inventiamo una rissa gigante in un punto vendita per accaparrarsi l’ultimo gioiello tecnologico.

Se potessimo farlo però scommetto che otterremmo una visibilità altissima e a bassissimo costo.

Ma non possiamo e non dobbiamo perché esiste un’etica che va rispettata e l’etica solitamente costa.

Storicamente sul Web i video che hanno più successo sono quelli che provocano, che creano forti emozioni, che rompono le regole ma che al 95% sono amatoriali fatti da persone fisiche che non hanno policy e regole da rispettare e che possono usare Tag che chi comunica per professione, teoricamente, non può usare.

Termino questo lungo intervento con un’ultima considerazione, ma anche quella a mio parere più importante,  che all’interno della puntata di Vespa viene ancora affrontata dalla Dott.ssa Graziottin che dice “oggi la visibilità è un paradigma di valore più della qualità della persona”. Parole sfortunatamente sacrosante e che si riflettono anche sul Web e sull’atteggiamento di chi cerca a tutti i costi visibilità attraverso la rete riducendola di fatto a un surrogato del tubo catodico.

E si badi bene che questo atteggiamento non è SOLO dei ragazzini, per i quali vigerebbero le attenuanti vista la loro età, ma lo è specialmente di molte persone adulte che da un lato inneggiano al Web come all’oracolo grazie al quale ci liberemo dall’oppressione del grande fratello televisivo e dall’altro sgomitano e fanno di tutto non tanto per contribuire dall’alto del pulpito digitale  alla capacità della comunità di elaborare e interpretare il mondo utilizzando un media a due vie, ma per ottenere loro maggiore visibilità non disdegnando magari di passare dal Web alla televisione alla prima occasione o addirittura utilizzando la televisione per lanciare i propri moniti contro la stessa.

La rete come sublimazione dell’impossibilità di ricevere notorietà dai reality, come secondo me fa giustamente notare Alessandro Meluzzi che solitamente non gode della mia simpatia e della mia stima ma in questo caso ha avuto il coraggio di dire quello che i nuovi opinion leader della rete, che a mio parere sempre più rappresentano la Borghesia 2.0, fanno finta di non sapere.

In conclusione mi sento di dire che il Web nelle intenzioni di chi lo creò sarebbe dovuto essere un media a due vie, democratico e soprattutto a basso costo al cui interno sarebbero dovute essere assenti le gerarchie, le baronie e le caste.

Un media grazie al quale chiunque avrebbe potuto comunicare ma soprattutto condividere i propri pensieri e le proprie idee, ma che sfortunatamente come ogni strumento di comunicazione di successo con il tempo sta diventando sempre più un luogo in cui predominano i potenti e in cui si formano le caste che denunciano le caste.

E al nuovo popolo digitale? Viene offerto il sogno di un bit di notorietà.

Commenti

Sublime articolo. Almeno a me è piaciuto. Basta con i finti moralisti! Internet, o scusate il web, è una grande opportunità per la condivisione e il confronto delle idee. E basta con la strumentalizzazione del ragazzino che guarda la donna nuda su Internet! Splendida la conclusione. Complimenti davvero!