Nicola De Carne -

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27/01/08

Pikolo e Primo Levi per non dimenticare

Primolevi1sized “eravamo sei a raschiare e pulire l’interno di una cisterna(….). La polvere di ruggine ci bruciava sotto le palpebre e ci impastava la gola e la bocca con un sapore quasi di sangue.

Oscillò la scaletta di corda. Era Jean, il Pikolo (…). Jean era molto benvoluto. La carica di Pikolo costituisce un gradino già assai elevato nella gerarchia : il Pikolo ha mani libere sui fondi del rancio e può stare tutto il giorno vicino alla stufa”

Da “Se questo è un uomo” di Primo Levi - Einaudi

Chi ha la sventura di conoscermi sa che non ho memoria, mia madre mi dice sempre che la riconosco perché ci ho vissuto insieme 20 anni, eppure appena ho cominciato a leggere queste parole qualche giorno fa sul Corriere della Sera, ogni riga del libro mi era chiara nella mente come se le avessi lette il giorno prima e non 25 anni fa.

Invece ho letto “Se questo è un uomo” in prima media e fino a quel giorno sapevo ben poco dell’Olocausto come quasi tutta la mia classe e come quasi tutti i miei compagni avevo preso quel compito estivo come uno dei problemi che mi avrebbero assillato durante le vacanze.

Certo non potevo immaginare che invece avrebbe scatenato in me quella passione nella lettura e nella conoscenza della storia che ancora oggi mi porto dietro tanto che spesso mi chiedo come sarei  se non avessi letto quel libro.

Abitavo a Torino e non tanto distante dalla casa di Primo Levi, per tanto tempo ho avuto la tentazione di provare ad andarlo a trovare, ma un po’ per pudore un po’ per timore di essere uno tanti “ importunatori ” non l’ho mai fatto e poi dal giorno in cui la tromba delle scale se lo portò via non l’ho più potuto fare.

Pikolo ha forse rappresentato la salvezza per Primo Levi e per molti altri ebrei rinchiusi nel campo di concentramento di Auschwitz, alsaziano scaltro e intelligente usò tutte le armi possibili per strappare dal loro destino quanti più compagni ha potuto.

Primo Levi a sua volta ha rappresentato forse la sua salvezza intellettuale perché raccontandogli i canti di Ulisse gli ha impedito di dimenticarsi di essere un uomo e in questo trovare la forza di non arrendersi.

Pikolo si chiama Jean Samuel e oggi ha ottantacinque anni ( ho trovato una bella intervista di qualche anno fa fatta dal Prof. Lamberto Pillonetto del Liceo Primo Levi di Montebelluna ). Il prossimo aprile verrà pubblicato anche in Italia con l’editore Frascinelli il libro intitolato “Mi chiamava Pikolo” che raccoglierà una fitta corrispondenza fra Samuel e Primo Levi e in cui condividevano una vita da sopravvissuti, quella vita che ha schiacciato Levi e non lo ha mai lasciato veramente vivere, rimasto prigioniero di quel incubo e di quel numero tatuato sul braccio 174517.

Non potrò mai smettere di ringraziare questi uomini e queste donne che sopravvissuti a uno delle più grandi tragedie della storia, hanno avuto il coraggio di raccontare e farsi testimoni di quanto invece forse vorrebbero voluto dimenticare ma lo hanno fatto e lo fanno ogni giorno  per non permettere che la memoria svanisca.

Perché questo è il grande pericolo, che la memoria svanisca, che con il passare delle generazioni non ci si preoccupi più di guardare in faccia l’orrore per poterlo riconoscere e quindi fermarlo quando avanza magari travestito del nuovo.

In questi giorni si sono susseguite moltissime iniziative ma il problema è che sono sempre concentrate in questi giorni e troppo poco durante il resto dell’anno e sempre meno nelle scuole dove a volte addirittura si evita di parlarne.

Una delle iniziative secondo me più intelligenti di questi giorni si è svolta a Paderno Dugnano, una piccola cittadina in provincia di Milano, dove è stata organizzato un vero e proprio set in cui sono stati fatti arrivare centinaia di ragazzi e ragazze delle scuole medie e superiori accolti da attori vestiti da uomini della Gestapo.

Non ero presente ma dalle foto che ho potuto vedere la rappresentazione era molto realistica, anche se fortunatamente molto distante da quanto avvenne veramente, e penso che l’esperienza sia stata scioccante per i ragazzi che vi hanno partecipato e che si sono visti caricare sui treni dopo essere stati vestiti della “divisa” a strisce bianche e azzurre e “catapultati” indifesi, impauriti forse, sui treni che poi si sono mossi verso le stazioni dei paesi vicini.

L’essere umano ha una formidabile arma per proteggersi dalla paura, non guarda, e ciò che non vede non esiste. Partecipare all’esperienza è forse l’unico modo per condividere lo stato di persone che hanno vissuto o vivono delle esperienze tragiche e forse l’unico modo per prenderne veramente atto.

Chiunque voglia negare quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale e ogni altro sterminio accaduto nella storia dell’essere umano o faccia finta di non vedere gli stermini che ancora oggi insanguinano il nostro Pianeta è un pericolo per il mondo intero perché crea un vuoto nell’umanità in cui trova facile vita l’odio e la cattiveria senza fondo che solo l’uomo, l’animale più evoluto della Terra, è in grado di generare.

Tutti gli uomini e le donne di pace, che sono sicuro essere il 99,9% dei cittadini del mondo, dovrebbero promettersi che non consentiranno mai che pochi uomini, anche se con grande potere, possano nascondere o negare gli orrori della storia, possano cancellare la nostra memoria e tentare di coprire quanto di più crudele è accaduto in Sud America durante la colonizzazione europea, in Europa, in Argentina, in Cile, in Serbia, nei lacerati paesi africani, e quanto ancora oggi accade  in ogni altro remoto angolo della Terra dove a essere sterminati magari sono popoli considerati di serie B o che vivono in luoghi economicamente e politicamente non strategici e quindi non “degni” degli onori delle cronache.

Ma non dovremmo neanche consentire che si verifichino immani stragi sotto i nostri occhi complici lasciando che ogni giorno muoiano più di 26 mila bambini al giorno…… è o non è un olocausto anche questo?

Aspetto che esca ad aprile  il libro di Pikolo per leggere fra le righe delle loro lettere quello che avrebbe potuto forse raccontarmi Primo Levi se avessi avuto il coraggio di andare da lui.

 

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Di seguito i weblog con link a Pikolo e Primo Levi per non dimenticare:

Commenti

Ciao Carlo,
ho avuto l'incredibile fortuna e l'impegnativa responsabilità di vedermi affidata la traduzione di _Il m'appelait Pikolo_.
Ho cercato un indirizzo cui scriverti in privato ma, un po’ capretta come sono, se c’è, non l’ho trovato.
Sono certa che le tue speranze saranno più che soddisfatte e, oltre ad ascoltare un Primo Levi inedito, conoscerai il Pikolo oltre _Se questo _, un uomo altrettanto straordinario, che ha trovato nella matematica - ebbene sì - l'appiglio per non dimenticare di essere tale, un essere pensante, con una dignità, un uomo che ha reagito velocemente all'esperienza del lager anche per via delle tante responsabilità trovate al rientro a casa. Un uomo che non si nasconde, non si esalta né si piange addosso, che racconta l'impensabile con squisita e commovente immediatezza. Un uomo che ancora oggi, a più di 80 anni, se deve indicare il regalo più bello mai ricevuto, risponde: «una fetta di pane così sottile da essere quasi trasparente».
Claudia

ciao Claudia, grazie mille per avermi scritto. ti ho anche mandato una mail.
nicola

complimenti levi !
la tua poesia è veramente significativa... mi fa riflettere e dire... ma che bastardi che erano quelli!!!.......arrivederci e grazie ancora.......

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