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Uairless!! di Nicola De Carne

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Impegno Sociale VS Business Plan

La massima aspirazione della mia vita sarebbe mettere a disposizione quel poco che so fare per contribuire a far star meglio chi non ha avuto la fortuna come me di nascere e vivere nella parte fortunata del pianeta.

Olpc_logo Sono convinto che Negroponte la pensasse nello stesso modo quando tre anni fa a Davos durante il World Economic Forum ha annunciato il progetto OLPC, One Laptop Per Child, che era finalizzato alla creazione di un laptop a bassissimo costo, e tecnologicamente evoluto tanto quanto quelli a cui siamo abituati quotidianamente, destinato alle popolazioni disagiate del pianeta e soprattutto chiaramente ai bambini nelle scuole.

Perché si anch’io sono convinto che sia primario soddisfare la fame e la sete e debellare le malattie che flagellano quello che più che terzo mondo ormai è un mondo parallelo, ma sono altrettanto convinto che sia necessario dotare questi paesi degli strumenti e delle infrastrutture che possano consentirgli di costruire un futuro il più indipendente possibile dai paesi “tecnologicamente evoluti”. 

Perché che piaccia o meno l’evoluzione di un paese è sempre stata direttamente proporzionale alla sua evoluzione tecnologica, nella buona e nella cattiva sorte.

Tornando a OLPC, la comunità mondiale lo ha subito accolto con entusiasmo e ancora una volta Negroponte si è rivelato un uomo illuminato e in grado di guardare avanti e anticipare i tempi.

L’iniziativa così non ha faticato a trovare i primi importanti fondi per partire con gli sviluppi, anche i partner di eccellenza non sono mancati e i laboratori dove si è sviluppato il piccolo OLPC ha visto la presenza di menti sopraffine vista anche l’appartenenza al mondo del MIT.

OLPC in poco più di un anno e mezzo si è rivelato un piccolo gioiellino tecnologico con all’interno probabilmente il meglio del software e dell’hardware con cui un laptop potesse essere equipaggiato, dallo schermo touchscreen di ultima generazione, alla tastiera che consente un uso decisamente ottimizzato, al microchip wireless appositamente realizzato per contenere il consumo delle batterie, così come il kernel del sistema operativo rigorosamente OpenSource.

Un concentrato di tecnologia che consumava pochissimo visto che era destinato ad andare in località con poca disponibilità di energia elettrica.

Così come i finanziamenti il progetto ha trovato subito anche nemici di rilievo, come la Microsoft, che però vista la natura benefica del progetto si sono visti bene dal palesare il loro disappunto per l’iniziativa con la speranza, forse, che la dimensione del progetto rimanesse appunto limitata al benefico. ( anche perché sarebbe stato difficile forse per Gates spiegare perché colui che ha lasciato la Microsoft per dedicarsi ai bambini sfortunati si scagli contro chi vuole dotare quei bambini di un PC ).

Ma è proprio la dimensione del progetto la variabile che forse Negroponte non ha valutato e dico forse perché non so quali fossero poi realmente i suoi pensieri quel giorno a Davos.

Sta di fatto che il progetto nell’ultimo anno ha cominciato a perdere un po’ la dimensione filantropica e ha cominciato a sbordare facendosi a volte, spesso, tentare da trattative per forniture governative e andando a sollecitare mercati, forse, non sempre esattamente appartenenti al terzo mondo.

Così sono cominciati i problemi. Le prime avvisaglie sono stati alcuni articoli usciti un po’ in giro nel mondo dal tono anche abbastanza goliardico dove si parlava delle forniture di OLPC nei villaggi africani ma invece di enfatizzare l’importanza etica di questo gesto e i vantaggi che avrebbe portato nei villaggi, si preferiva fare dell’ironia sulla cronologia dei PC usati dai ragazzini e sulla presenza rilevante di siti XXX.

Nel frattempo la possibilità di realizzare un laptop a basso costo ma con alte prestazioni ha solleticato l’appetito di chi ci ha giustamente visto un business non indifferente anche nei paesi industrializzati e sempre più affamati ma di tecnologia. Così, mentre OLPC faticava a imporsi come la soluzione al divario informatico mondiale, sul mercato si affacciava un progetto del tutto simile chiamato Classmate e che vede la partecipazione fra gli altri di Microsoft e Intel, che stava un po’ con due piedi in una scarpa, per la produzione di un computer portatile a basso costo anche se più caro di OLPC ( intorno ai 285 USD ).

Ma la valanga si è abbattuta sul sogno di Negroponte  qualche settimana fa dove in un turbinio di negatività quasi da malocchio il progetto ha subito dei colpi che potrebbero seriamente metterlo in discussione.

Infatti in pochi giorni :

  • ha      perso importanti commesse con alcuni governi, e già qui mi chiedo se non      ci sia un controsenso al fatto che un progetto nato per scopi umanitari      participi a gare governative in concorrenza con i vendor classici.
  • ha      subito un’azione legale da un produttore di tastiere, ironia della sorte      Nigeriano, la LANCOR che ha accusato OLPC di aver utilizzato una      tecnologia proprietaria senza autorizzazione e ha chiesto 20 Milioni di      dollari per poter continuare ad utilizzarla
  • La      Intel ha dichiarato di voler uscire dal consorzio OLPC. Sono uno che pensa      male e quindi mi chiedo chi possa aver convinto Intel ad abbandonare il      progetto
  • Il      CTO di OLPC, che sono sicuro all’epoca sia stato mosso da alti motivi      etici, se n’è andato per fondare una sua società che produrrà un Laptop      del tutto simile a OLPC ma che costerà 75 Euro. Chissà quale tecnologia      utilizzerà

 

E poi giusto per finire, non so se preso per sfinimento o meno, in questi giorni è caduto l’ultimo taboo e cioè l’uso categorico di software opensource.
OLPC sarà dual boot Linux e Windows.
Alle difficoltà dei paesi in via di sviluppo andremo ad aggiungere anche la condanna degli aggiornamenti e dei service pack di Windows……

 

Logo

Altro progetto nato all’insegna dell’impegno sociale è Meraki. Una bellissima start up nata anche lei al MIT da due ragazzi indiani e che ha come missione creare degli apparati wi-fi per la creazione di reti wireless a banda larga a bassissimo costo per combattere il digital divide, in particolar modo, nei paesi in via di sviluppo.

Anche in questo caso i finanziamenti non hanno tardato ad arrivare e anche in questo caso l’iniziativa è stata segnalata dal World Economic Forum come una delle 28 tecnologie maggiormente promettenti per contribuire allo sviluppo dei paesi meno sviluppati.

L’idea in pratica è, o forse era,  quella di vendere a basso costo access point wireless, da 39 Euro in su, per consentire anche ai paesi più poveri di dotare della banda larga i propri abitanti. I primi risultati erano anche testimoniati da foto sulla home page di Meraki dove bambini probabilmente di zone in via di sviluppo tenevano su un cartello in cui si ringraziava Meraki per il grande contributo alla propria evoluzione.

Ma anche in questo caso, forse, il business ha pian piano eroso la missione “benefica” e qualche mese fa Meraki è stata costretta ad alzare quasi del doppio il costo dei prodotti motivandolo con l’impossibilità di ottenere dei margini che consentissero l’operatività e solo qualche giorno fa, a fronte di un ulteriore finanziamento ricevuto da 20 Milioni di Dollari, ha annunciato di voler creare una rete Wi-Fi gratuita a San Francisco.

Ora io non vorrei sbagliarmi ma non mi sembra che San Francisco sia esattamente un’area sottosviluppata o che esista un digital divide tale da rendere necessario applicare gratuitamente una tecnologia segnalata dal World Economic Forum come vincente per la lotta al sottosviluppo delle aree povere del Mondo.

A questo punto mi aspetto di vedere dei bambini di San Francisco con il cartello : Grazie Meraki.

 

Alla luce di questi due bellissimi progetti e della loro evoluzione la domanda mi sorge spontanea, come da anni ci insegna il buon Lubrano, qual è il confine fra marketing e impegno sociale?

 

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