Un nuovo paradigma per l'accesso alla banda larga : open, pervasivo e collaborativo
L'accesso alla banda larga non è più considerabile come un optional "di lusso" ma come una vera e propria condizione base per evitare il diffondersi e addirittura l'accellerazione di quel divario che non è più solo digitale ma che a tutti gli effetti va chiamato Sociale.
Il pericolo di un vero e proprio divario sociale è confutato da una semplice ma fondamentale riflessione sullo sviluppo dei media dalla prima metà del secolo scorso a oggi.
Dalla sua invenzione, avvenuta verso la fine del XIX secolo, la radio è riuscita ad imporsi come fenomeno di importanza mondiale solo alla metà del secolo successivo, giocando, nel frattempo, un ruolo importantissimo per la diffusione delle informazioni durante la prima e la seconda guerra mondiale.
Successivamente, verso gli anni ’30 ebbero inizio i primi esperimenti di trasmissione televisiva che, nonostante lo scoppio della guerra, si sarebbe poi imposta come il più grande fenomeno mediale della storia dell’uomo moderno sin dai primi anni ’70.
Alla fine del XX secolo si assiste invece all’avvento di Internet la cui curva di espansione assume estensione senza precedenti: in meno di dieci anni la Rete delle reti diventa il più grande strumento di comunicazione di massa della storia dell’uomo.
E' facile quindi immaginare come pochi anni senza la possibilità di un accesso ad Internet corrisponda a decine di anni senza TV e senza radio.
Ma Internet si differenzia dagli altri media esaminati non solo dal punto di vista della velocità con la quale è diventato strumento di comunicazione di massa, ma anche e soprattutto per le modalità attraverso le quali si è sviluppata l’esperienza d’uso da parte degli utenti.
Se riflettiamo sul nostro comportamento di ogni giorno su Internet ci renderemo facilmente conto di far parte, magari a nostra insaputa, di una rete collaborativa che sia per lavoro o per il proprio tempo libero.
La capacità di aggregazione di numeri anche molto elevati di partecipanti che collaborano sulla rete ha come diretta conseguenza una quantità di informazioni generate, catturate e replicate elevatissime che nel 2006, secondo molti esperti del settore, è ammontato a circa 161 exabytes equivalenti a 161 miliardi di Gigabytes.
Il 2006 verrà sicuramente ricordato come l’anno dei contenuti video e più in generale dei contenuti generati dal basso e quindi da reti collaborative tanto è che secondo IDC nel 2007 il traffico generato dalle reti collaborative e P2P varierà fra il 70 e l’80% del traffico totale di Internet.
Tutto questo determina chiaramente un aumento esponenzionale della richiesta di banda larga e soprattutto genera la necessità di avere a disposizione un numero sempre più elevato di punti di connessione alla rete che consentano di accedere ai contenuti in modo quasi nomadico e soprattutto all’emergere dell’esigenza.
Questo fa si che la stessa possibilità di accesso alla rete diventi un motivo di forte aggregazione e generi contemporaneamente la volontà di contribuire “dal basso” all’ampliamento dei nodi di connessione all’interno di una rete di telecomunicazione che a sua volta diventa di fatto collaborativa.
Ma perché Internet possa affermarsi compitamente come mezzo pervasivo è necessario che si realizzino due condizioni complementari:
- la diffusione della banda larga in modo capillare sul territorio
- la disponibilità di un accesso alla rete che sia anch’esso diffuso sul territorio
La prima condizione vede coinvolti a vario titolo una serie di operatori ( Compagnie Telefoniche, Wisp, Operatori di Banda Larga, Municipalizzate, ecc. ) che concorrono in modo più o meno rilevante al raggiungimento dell’obiettivo che si può dire realizzato per buona parte della popolazione italiana ( 88% secondo l’Osservatorio della Banda Larga del Ministero delle Telecomunicazioni )
La seconda condizione si riferisce invece all’opportunità di avere sempre a disposizione una reale possibilità di connessione in qualsiasi punto sul territorio; fino ad ora la connettività senza limiti di tempo a livello pratico è riferibile solo alle strutture e non agli utenti: le tariffe flat consentono di non staccare mai il proprio collegamento domestico o la connessione dell’ufficio, ma questo non riguarda in maniera immediata i fruitori della rete.
Chiunque può collegarsi attraverso la propria connettività domestica, l’accesso a Internet sul posto di lavoro, a scuola / all’Università, presso le strutture ricettive o gli spazi pubblici dotati di aree wi-fi, ecc. ma ogni volta questo avviene come se si fosse in presenza di soggetti diversi (ad esempio la stessa persona pur utilizzando lo stesso laptop si collega attraverso un cavo al modem ADSL di casa, si autentica sui sistemi aziendali con una chiave di criptazione, accede alla rete wi-fi di un albergo registrandosi al servizio, ecc.).
Si è in presenza di un paradosso nel quale la banda larga è (o potrebbe essere) diffusa in modo capillare sul territorio, ma gli utenti ne possono usufruire solo in maniera intermittente e soprattutto frazionata.
Rendere disponibile la rete in modo diffuso ed uniforme sul territorio richiede un salto non solo e non tanto di tipo tecnologico, ma soprattutto di tipo culturale.
La risposta strettamente tecnologica è offerta in particolare dal wireless, che consente di diffondere sempre e ovunque la connessione portata attraverso il cavo; per quella di tipo culturale c’è bisogno di una rete che superi i limiti delle reti wireless tradizionali ovvero le tecnologie mesh e le reti di tipo open.


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